Substack non ha salvato il giornalismo. Ha trasformato il giornalista nel prodotto

Substack non ha salvato il giornalismo. Ha trasformato il giornalista nel prodotto

09 agosto 2026

Quando Substack nacque nel 2017 sembrava aver trovato la soluzione alla crisi del giornalismo: eliminare gli intermediari e consentire ai lettori di finanziare direttamente gli autori.

Nove anni dopo il modello comincia a mostrare qualche crepa.

Taylor Lorenz, una delle giornaliste più famose della piattaforma, con circa 200.000 follower, ha raccontato che i suoi abbonamenti a pagamento sono «crollati», proprio mentre il numero dei seguaci continua a crescere.

Il problema è banalmente economico: esiste un limite al numero di newsletter che una persona è disposta a pagare.

Per decenni il giornalismo aveva vissuto soprattutto grazie alla pubblicità. Le aziende compravano spazi sui giornali e sulle televisioni perché erano il principale strumento per raggiungere milioni di consumatori. Quel fiume di denaro finanziava redazioni, inviati, produttori e giornalisti.

Poi è arrivato Internet.

Facebook e la pubblicità digitale hanno permesso alle aziende di individuare direttamente i consumatori desiderati, spendendo una frazione rispetto alla pubblicità tradizionale. Il pavimento economico sul quale poggiava l’industria dell’informazione è così crollato. Negli Stati Uniti, nei dodici anni successivi al 2008, l’occupazione nelle redazioni è diminuita di oltre un quarto.

Substack ha provato a sostituire quel modello trasferendo il conto dalle aziende ai lettori.

Ma qui nasce il paradosso.

Il giornalista avrebbe dovuto diventare finalmente indipendente. In realtà è diventato contemporaneamente autore, editore, responsabile commerciale e imprenditore di se stesso.

 

E soprattutto può vedere immediatamente quanto gli costa contraddire il proprio pubblico.

Se un articolo fa perdere abbonati, il conto corrente lo registra in tempo reale.

È il fenomeno della **cattura da parte del pubblico**: più gli abbonamenti diventano preziosi, maggiore è l’incentivo a confermare ciò che i lettori pensano già, evitare argomenti sgraditi e ripetere formule che hanno funzionato in passato.

Substack non ha risolto la crisi economica del giornalismo. L’ha trasformata.

Prima il giornalista poteva temere l’editore o l’inserzionista.

Adesso deve temere il pulsante “cancella abbonamento”.

Pensavamo che Internet avrebbe liberato il giornalista dal padrone.

In realtà gli ha dato migliaia di piccoli padroni.

E il padrone più potente resta sempre lo stesso: **quello che paga.**