Vuoi vedere che alla fine evapora il progetto della CNN?

Vuoi vedere che alla fine evapora il progetto della CNN?

08 agosto 2026

Nell’estate in cui l’Odissea di Christopher Nolan sta spopolando sul grande schermo, un’altra impresa greca, quella del gruppo “Antenna3”, spopola negli ambienti del piccolo schermo.

“Sassate” ricapitola quel che sta avvenendo dietro le quinte di un’operazione che, se realmente andasse in porto, rappresenterebbe il piu’ grande investimento economico-editoriale

degli ultimi anni in Italia. Il condizionale e’ d’obbligo, vediamo perche’.

Tutto comincia a inizio del 2026, quando l’editore Theodore Kyriakou, erede di una delle piu’ antiche famiglie di armatori greci, prende di mira il gruppo Gedi. Tempo due mesi e lo acquisisce.

In portafoglio c’e’ il quotidiano Repubblica, HuffPost Italia, National Geografic Italia, Limes, piu’ Radio Deejay,Radio Capital e radio M2o,nonche’ la concessionaria di pubblicita’ Manzoni.

Resta fuori dalla partita La Stampa, che viene ceduta al gruppo Sae di Alberto Leonardis.  Kyriakou usa l’acquisto di Gedi da parte della holding Exxor della famiglia Agnelli come un cavallo di Troia

per penetrare nel mercato italiano e fare cio’ che gli interessa davvero, radio e soprattutto televisione. Ma perche’ proprio l’Italia?

Sembrera’ paradossale che una delle piu’ facoltose famiglie elleniche voglia far business nella penisola. Eppure le ricerche di mercato hanno evidenziato due fattori indiscutibili per

montare le tende in questo disgraziato Paese.Il primo fattore e’ la stabilita’ del governo, con Giorgia Meloni che si accinge a settembre a tagliare il traguardo dell’esecutivo piu’ longevo

della Repubblica mentre le leadership degli altri Paesi europei sono in crisi; il secondo fattore e’ che l’Italia e’ un Paese di vecchi, anziani che adorano passare il loro tempo davanti al

piccolo schermo, tant’e’ che la tv generalista non accusa crisi.

Forte di queste due considerazioni Kyriakou si muove abilmente ed entra a Roma a passi felpati. Incontra al Quirinale il Presidente Sergio Mattarella, ottenendo cosi’ una sorta

di sigillo sulla solidita’ del suo gruppo, interamente privato e non quotato in borsa. Antenna Group possiede 37 canali televisivi tra piattaforme in chiaro e pay, piu’ numerose stazioni

radio. Presente in Grecia, Balcani, Nord America e Australia, sostiene di raggiungere una vasta platea di 500 milioni di persone grazie ai suoi partner internazionali. I bilanci recenti

non si conoscono, ma per l’operazione Gedi Kyriakou ha sborsato 110 milioni di euro.

 

La vera operazione, pero’, e’ un’altra: una joint venture con il gigante televisivo statunitense Warner Bros. Obbiettivo: trasmettere sul digitale terrestre,piu’ precisamente sul canale 52

di Discovery (occupato al momento da D Max e vicino ai canali all news del sistema free, Rainews,Tgcom24,SkyNews). La messa in onda deve avvenire con il marchio Cnn, la mitica

all news fondata da Ted Turner. In parallelo, la nuova Cnn italiana dovrebbe fare un Tg anche per il Nove, il canale generalista in chiaro di Warner Bros Discovery.

Questo e’ il vero colpo che si prepara a mettere a segno Kyriakou, che nel frattempo sperimenta con Dazn una sorta di tg snack da mandare in onda prima dei match dei Mondiali di calcio.

Prove tecniche di trasmissione, al quale lavora il manager inglese Jamie Angus e l’ex la7 Gianluca Foschi, che pero’ naufragano in zona Cesarini, quando i greci si accorgono che per far

decollare in Italia un qualsiasi straccio di notiziario informativo c’e’ bisogno di un direttore responsabile,  che loro non hanno. Il tg snack vedra’ poi la luce alla fine dei Mondiali, ma ormai

e’ troppo tardi.

Non e’ finita. C’e’ un altro ostacolo che si frappone alla marcia di Theodore Kyriakou in Italia. E’ Repubblica. O meglio, il suo direttore Mario Orfeo. Percepisce il vero interesse dell’editore e

cerca di coinvolgere la sua redazione nell’operazione televisiva. Ma soprattutto, cerca inutilmente di far valere le sue competenze televisive (Orfeo e’ stato direttore generale della Rai e direttore dei Tg

della televisione di Stato) con la plenipotenziaria di Kyriakou, Mjria Cartia d’Asero. Ex ad del Sole 24, da dove usci’ nel 2025 dopo un braccio di ferro con i vertici di Confindustria, e’ stata piazzata

da Kyriakou a capo di Gedi. Avvocato, specializzata nel settore immobiliare, gia’ a Lehman Brothers e al fondo Clessidra, d’Asero entra in rotta di collisione con Orfeo. La frattura e’ insanabile (aggravata dal fatto che Orfeo non conosce inglese, lingua chiave per l’editore) e ai primi di luglio Orfeo

annuncia le dimissioni, specificando che a settembre diventera’ direttore editoriale del gruppo Qn di Leonardo Maria del Vecchio. Mossa, quest’ultima, che gli costera’ la sfiducia della redazione e

la perdita anticipata dell poltrona che era stata di Eugenio Scalfari e che viene affidata ad interim proprio al “pupillo” di Orfeo, Stefano Cappellini.

Orfeo e’ la prima vittima eccellente dell’anabasi di Theodore nella penisola italica. Ma rischia di non essere la sola. Uscito di scena il direttore di Repubblica, ecco affacciarsi alla ribalta Enrico Mentana.

A meta’ luglio il direttore del tg La7 viene avvistato a tavola con Mirja Cartia d’Asero alla trattoria “Stendhal” in Galleria Sordi, di fronte a piazza Colonna, nel cuore della Capitale. E’ un posto frequentato da politici e giornalisti,

non proprio l’ideale per passare inosservati. Mentana ha il contratto in scadenza al 31 dicembre e quel pranzo viene visto in realta’ come il solito tentativo di rilancio col suo editore, Urbano Cairo.

Sui siti di gossip e di informazione iniziano a registrarsi frecciatine da ambo le parti, che culminano con una presunta clausola di non concorrenza che impedirebbe a Mentana di assumere la guida

di un tg concorrente e soprattutto di una messa in “stato di allerta” di Giovanni Floris qualora Mentana alzasse davvero le tende da via Novaro.

Mentre Mentana e Cairo duellano a distanza, una societa’ di cacciatori di teste, la Key2People guidata da Cristina Calabrese, nei suoi uffici di Roma e Milano completa i colloqui per il nuovo staff

dirigenziale del gruppo Gedi. Entrano cosi’ alla corte di Kyriakou Bernardino Provera, nuovo capo delle risorse umane proveniente dal mondo della farmaceutica, e Veronica Diquattro,

gia’ Ad di Dazn Italia, in veste di Ceo di “Gedi Digital”.

Per il Ceo di Antenna Group Henning Tewes, ex campione tedesco di hockey su prato, le nubi cominciano a diradarsi per dar vita alla Cnn italiana. Ma e’ davvero cosi’?  No, non lo e’.

Negli Stati Uniti Warner e’ finita nel mirino di Paramount, che la acquisisce. La piu’ grande operazione di fusione e acquisizione dell’industria dei contenuti, una mossa da 110,9 miliardi di dollari,

resta pero’ bloccata da un tribunale federale californiano. E in Italia che succede? Niente. Improvvisamente, sfuma la joint venture tra Antenna 3 e Warner Bros.

Alle 17.30 del 7 agosto, si legge su Dagospia: “Aggiornamenti dal cantiere per la Cnn italia: Theo Kyriakou ed Enrico Mentana (nonostante le smentite) stanno lavorando alacremente al progetto.

Sarebbe sfumato l’acquisto del canale 9 di Warner Bros-Discovery, lo stesso gruppo che detiene il marchio Cnn. Viste le nuvole che aleggiano su Sky, invece,e’ ancora aperta la trattativa per Tv8”.

Ma come, sono saltate le nozze tra i greci e gli americani? Ora l’interesse di Kyriakou si concentra su Tv8? Ma qualcuno ha detto all’editore venuto da Atene che per legge, in Italia, non si possono

avere canali all news se non dopo il numero 49? E che sfumando l’accordo con Warner il marchio Cnn difficilmente sara’ consegnato ai greci? Tempo un’ora e Dagospia corregge il tiro:

“Avete notizia della Cnn italiana? Sarebbe sfumata l’acquisizione di “tv8” di Sky e del canale 9 della Warner Bros-Discovery”.

Insomma, e’ sfumato tutto!  In uno dei giorni piu’ roventi dell’anno sembra evaporare il progetto che doveva rappresentare il piu’ grande investimento editoriale degli ultimi anni.

Resta il forte interesse di Mentana-secondo Dagospia- ad occuparsene. “L’intrepido e risoluto Chicco e’ sicuro: con il brand Cnn e il mio volto il problema del canale non si pone…”.

Del canale magari no, alla fine qualcosa si trova. Ma sul brand Cnn e’ tutta un’altra storia.