Torino, lo Stato sotto processo (e non i delinquenti)

Torino, lo Stato sotto processo (e non i delinquenti)

01 febbraio 2026

A Torino ieri per poco non c’è scappato il morto. Un poliziotto aggredito da un branco di “antagonisti” (ma forse sarebbe il caso di cominciare a chiamarli per quello che sono: comunisti) lasciato solo davanti a un bivio che non dovrebbe esistere in uno Stato di diritto: subire la violenza o reagire sapendo che finirà indagato, trascinato in un calvario giudiziario. O nelle mani dei delinquenti o in quelle dei giudici. Ed è legittimo chiedersi di questi tempi quale delle due sia peggio. Questo è il punto politico rimosso da anni: chi garantisce l’ordine è sotto tutela zero, mentre chi lo viola gode spesso di una copertura politica, culturale e legale che arriva puntualmente da una parte della sinistra. Sempre pronta a indignarsi contro le “divise”, mai contro chi trasforma le città in zone franche. Gli italiani lo sentono sulla pelle: il senso di insicurezza cresce, mentre la risposta pubblica resta timida, difensiva, impaurita. Per questo la riunione convocata da Giorgia Meloni per domattina è un passaggio necessario. Ma serve un vero cambio di passo, non l’ennesima dichiarazione. Un punto “intoccabile” sarà il caso di rimettere subito in discussione: il gratuito patrocinio. Non è accettabile che lo Stato paghi le spese legali a chi delinque solo perché formalmente sotto soglia IRPEF. Uno studio parla di 71 milioni di euro per l’assistenza legale a immigrati che commettono reati, cifra in aumento. Quando si calcolano i “benefici economici” dell’immigrazione sul sistema pensionistico, questi costi vanno sottratti, non nascosti sotto il tappeto. E poi le rimesse verso l’estero: flussi enormi di denaro che escono dal Paese senza alcun tetto. Altri governi europei – non certo “fascisti” – come il governo socialista in Austria – hanno introdotto cap e controlli. Perché in Italia no? Il risultato di anni di ideologia è sotto gli occhi di tutti: insicurezza diffusa, natalità ai minimi, frattura sociale crescente. La sinistra ha preferito le bandiere alle conseguenze. Per ragioni elettorali, sperando cioè che chi viene protetto ringrazierà in cabina elettorale. Ora però il conto è arrivato. E a pagarlo non sono i salotti, ma le strade. Torino lo ha ricordato a tutti, nel modo peggiore.