
AfD, fabbriche e crepe nel modello tedesco: si affaccia un nuovo capitalismo renano
Raramente la stampa francese offre uno sguardo originale sulla Germania. Ma un recente approfondimento di Les Echos coglie un punto cruciale: l’AfD sta sfruttando la crisi dell’auto tedesca per radicarsi tra gli operai e conquistare influenza nei consigli di fabbrica.
Formalmente l’AfD non presenta liste proprie nelle elezioni dei Betriebsräte (1 marzo–31 maggio). Ma intrattiene legami stretti con Zentrum, organizzazione che punta a scardinare il primato della potente IG Metall nei consigli delle fabbriche in difficoltà.
Oggi i numeri sono marginali: su 160.000 rappresentanti eletti nei consigli aziendali, IG Metall ne controlla circa 50.000; Zentrum appena 150. Ma rispetto al 2022 il contesto è mutato: piani di esuberi, strategie di elettrificazione fallite, margini compressi.
In alcuni stabilimenti simbolo, come Mercedes a Untertürkheim, Zentrum ha presentato 207 candidati, puntando ad almeno un quarto dei seggi: soglia sufficiente per incidere sull’agenda. È un segnale politico prima ancora che sindacale.
Il modello tedesco di relazioni industriali è un unicum europeo: contrattazione settoriale combinata con cogestione a livello aziendale. Nei consigli di sorveglianza, rappresentanti di datori e lavoratori siedono in parità. Questo equilibrio è stato a lungo considerato uno dei pilastri del successo industriale postbellico.
Ora però le crepe si allargano. Oliver Hilburger, fondatore di Zentrum, accusa IG Metall di essere parte del problema: avrebbe avallato delocalizzazioni, ristrutturazioni e soprattutto la svolta elettrica, che oggi pesa con miliardi di svalutazioni.
Nel 2024 IG Metall ha firmato il piano di ristrutturazione di Volkswagen dopo la revoca unilaterale delle garanzie occupazionali. Intanto l’industria tedesca ha perso quasi 125.000 posti lo scorso anno, metà nell’auto.
Anche i numeri del sindacato si assottigliano: 2 milioni di iscritti a fine 2025, in calo del 4% su base annua; negli anni ’90 erano 3 milioni. La transizione verde, presentata come inevitabile, è percepita da una parte della base come un’imposizione che ha accelerato la crisi.
In Baden-Württemberg – roccaforte di Mercedes, ZF, Mahle, Bosch – il messaggio di Zentrum trova terreno fertile. Con le elezioni regionali alle porte, l’AfD fa campagna davanti ai cancelli delle fabbriche. IG Metall rivendica di aver evitato il peggio. Ma la fiducia si è incrinata.
Se la frattura nei consigli aziendali si consoliderà, il tradizionale metodo consensuale tedesco sarà messo alla prova. Le trattative diventeranno più conflittuali.
E temi finora esterni – immigrazione, Europa, libero scambio – rischiano di entrare stabilmente nel cuore della governance industriale.
Non è solo una partita sindacale: è una ridefinizione del capitalismo renano.


