Agricole e il rebus lista di minoranza nel Banco Bpm: arriva la lente antitrust

Agricole e il rebus lista di minoranza nel Banco Bpm: arriva la lente antitrust

13 febbraio 2026

Si addensano le nubi dell’antitrust sotto il cielo di Milano. Piove su Piazza Meda, dove ormai da mesi sventola la bandiera francese.

A quanto pare la presenza di Credit Agricole dentro l’azionariato del Banco Bpm, sopra il 20% e con la volontà di arrivare al 30%, è un affare che è arrivato all’attenzione della Bce.

Nelle stanze di Francoforte si discute: la banca italiana ha un azionista che va verso il controllo? Il nuovo statuto, che permette di avere fino a 6 consiglieri per le liste di minoranza, può essere approvato dal regolatore? Tutte domande su cui si stanno interrogando i burocrati.

L’ad, Giuseppe Castagna, intanto si arrovella nella ricerca di una soluzione. È lui che ha introdotto i francesi nel Banco, che li ha fatti accomodare, che ha sempre detto al suo ministro Giorgetti che li avrebbe tenuti a bada, salvo poi non riuscirci, e che adesso deve gestire la grana.

Il suo consiglio di amministrazione è in ansia. Se per caso l’antitrust dovesse avanzare qualche irregolarità, la banca si vedrebbe consegnata una multa di decine se non centinaia di milioni di euro. E gli azionisti potrebbero rivalersi sugli amministratori che siedono in consiglio: non è esattamente la speranza di chi si fa nominare in un cda.

Le prossime settimane saranno fatali.

La verità è che tutto è nelle mani di Agricole, che negli ultimi tempi si è fatta più aggressiva, rivendicando, giustamente, lo spazio conquistato nel capitale sociale della più importante banca del nord Italia.

La speranza dell’ad è che alla fine i francesi decidano, in prossimità della prossima assemblea, di non presentare una propria lista di minoranza, ma di votare la lista del consiglio che andranno a presentare la coppia Castagna–Tononi.

Se invece Agricole andrà per conto suo, allora sì che il temporale dell’antitrust si scaglierà su Piazza Meda.