I “guardiani” del risparmio chiedono più soldi al Mef: il caso Frigerio-Stabilini in Enel

I “guardiani” del risparmio chiedono più soldi al Mef: il caso Frigerio-Stabilini in Enel

13 febbraio 2026

Mentre si discute del mancato adeguamento dei salari degli italiani all’inflazione, emerge il paradosso degli eletti in Enel grazie alla lista Assogestioni: eletti per tutelare i fondi, finiscono per pesare sulle tasche di clienti e risparmiatori. E per Dario Frigerio, l’incarico sembra l’ennesima tappa di una “pensione d’oro”.

La sua richiesta di un ritocco verso l’alto alle remunerazioni dei consiglieri di amministrazione Enel non è solo una questione di cifre, ma scoperchia un vero e proprio vaso di Pandora etico e sistemico.

Al centro della bufera ci sono Dario Frigerio e Alessandra Stabilini, consiglieri eletti dalla lista di minoranza presentata dai fondi, che stanno premendo sugli altri componenti e sul Ministero dell’Economia perché questo proponga un sostanziale aumento delle remunerazioni. Sulla carta, dovrebbero essere i “guardiani” del mercato, i rappresentanti dei fondi che investono i risparmi degli italiani. Nella pratica, la richiesta di aumentare un compenso che già oggi sfiora i 150.000 euro per un impegno part-time appare come uno schiaffo proprio a quei principi che sono chiamati a difendere: ricordiamo che l’assemblea ha deliberato una remunerazione di 80.000 per i consiglieri e questi si sono auto-deliberati in cda extra compenso per i comitati in modo da quasi raddoppiare l’emolumento.

Nel verbale del 10 maggio 2023 è scritto: “L’Assemblea di Enel S.p.A […] delibera di confermare in Euro 80mila lordi annui il compenso per i componenti il Consiglio di Amministrazione, oltre al rimborso delle spese sostenute in ragione del loro ufficio, dietro presentazione della relativa documentazione giustificativa”.

L’assemblea ha deciso di pagarli per il lavoro in cda e loro si sono fatti pagare di più se lavorano anche comitati del cda.

Ed ecco palesarsi il cortocircuito di Assogestioni: chi paga davvero? Il meccanismo è perverso. Frigerio e Stabilini siedono in consiglio grazie ai voti dei grandi fondi d’investimento. Tuttavia, il conto lo pagano proprio i fondi insieme a tutti gli azionisti Enel. È paradossale che i rappresentanti del “capitalismo responsabile” siano i primi a voler appesantire la struttura dei costi di governance.

Se la questione è generale, il caso di Dario Frigerio merita un capitolo a parte. Frigerio non è un tecnico prestato alla finanza, ma un uomo che quel sistema lo ha plasmato. Già CEO di colossi dell’asset management (come Pioneer) e di Assogestioni, Frigerio è l’esempio perfetto della memoria breve. Dopo essere stato giubilato, sono stati gli stessi gestori a chiedergli di tutelare gli interessi del mercato e dei risparmiatori attraverso incarichi di prestigio nei board delle più grandi partecipate di Stato e non.

Il suo curriculum recente è un tour delle blue chip italiane: Leonardo, Atlantia, Enel. Sembra che lui e l’avvocato Stabilini pensino invece di essersi creati una carriera post-esecutiva costellata di gettoni pesanti, accumulati sedendo su poltrone che richiedono, come detto, poche decine di riunioni l’anno.

Non è questa la “tutela” che Assogestioni garantisce al mercato: forse è il caso che i gestori chiedano conto a chi viene mandato a sedere – lautamente pagato – nei consigli di amministrazione a loro nome.