
AI da mille miliardi: rivoluzione o nuova bolla?
La corsa all’Intelligenza Artificiale entra in una nuova fase. I due campioni americani, OpenAI e Anthropic, si preparano allo sbarco in Borsa con valutazioni vicine ai 1.000 miliardi di dollari ciascuna. Numeri impressionanti per aziende nate da pochi anni e che, almeno finora, non hanno ancora mostrato pubblicamente i propri bilanci. La vera domanda è semplice: valgono davvero tutti questi soldi?
La crescita dei ricavi è straordinaria. OpenAI è passata da circa 2 miliardi di dollari di fatturato nel 2023 a oltre 20 miliardi nel 2025 e punta ad arrivare a circa 280 miliardi entro il 2030. Anthropic corre ancora più veloce: oggi genera ricavi annualizzati per circa 47 miliardi e alcuni analisti stimano oltre 240 miliardi entro la fine del decennio. Se questi obiettivi saranno raggiunti, le valutazioni attuali appariranno molto meno estreme.
Ma il fatturato, da solo, non basta. Il vero nodo riguarda i profitti. Addestrare e far funzionare modelli di Intelligenza Artificiale richiede enormi quantità di chip, energia elettrica e data center. Ogni nuova risposta fornita da un chatbot ha un costo. Più aumenta l’utilizzo dell’AI, più crescono anche le spese operative.
Ed è qui che emerge il principale interrogativo. OpenAI avrebbe visto ridursi il proprio margine lordo dal 40% al 33% in un solo anno, mentre Anthropic, secondo alcune stime, avrebbe margini intorno ad appena il 5%. In altre parole, le vendite aumentano a ritmi impressionanti, ma i costi crescono quasi altrettanto velocemente.
Gli investitori, tuttavia, continuano a scommettere sul futuro. A marzo OpenAI ha raccolto nuovi capitali raggiungendo una valutazione di circa 850 miliardi di dollari. Anthropic, pochi mesi dopo, è arrivata a circa 965 miliardi. Oggi il mercato sta pagando soprattutto ciò che queste aziende potrebbero diventare fra cinque anni, non quello che guadagnano oggi.
Esiste però un rischio che molti iniziano a sottolineare: la concorrenza cinese. Modelli di AI sempre più economici sviluppati in Cina potrebbero innescare una guerra dei prezzi. Se il costo dell’Intelligenza Artificiale continuerà a diminuire, i margini delle aziende americane potrebbero comprimersi. Dall’altra parte, prezzi più bassi renderebbero l’AI accessibile a un numero molto maggiore di utenti, facendo esplodere la domanda.
È il classico dilemma dell’innovazione tecnologica: guadagnare meno su ogni cliente ma venderne molti di più.
In definitiva, il mercato non sta comprando i risultati di oggi. Sta acquistando la convinzione che l’Intelligenza Artificiale diventerà l’infrastruttura su cui funzionerà gran parte dell’economia mondiale. Se questa scommessa si rivelerà corretta, le valutazioni attuali potrebbero persino sembrare prudenti. Se invece la crescita rallentasse o la concorrenza erodesse i margini, le future quotazioni potrebbero trasformarsi nel primo vero banco di prova della grande corsa all’AI.


