Anniversari, 35 anni fa il massacro di Tienanmen: un libro lo ricorda

I sogni e le aspirazioni dei giovani cinesi si scontrano, a 35 anni dal massacro di piazza
Tienanmen, con la svolta impressa dal premier del partito comunista Xi Jinping alla politica
di apertura e integrazione al mercato mondiale.
Il 4 giugno 2024 si appresta a diventare un appuntamento amaro per il regime che deve
fare i conti con il rallentamento del prodotto interno lordo (soltanto il 5,2% nel 2023,
l’aumento più basso dagli anni Novanta), con il calo demografico (due milioni di persone in
meno), con la crisi immobiliare che crea tensioni alle famiglie e alle nuove generazioni per
le difficoltà di trovare casa, lavoro e matrimonio.
Le conseguenze della politica del figlio unico, introdotta in Cina nel 1979 e terminata nel
2016, ha provocato grandi disuguaglianze nella nazione più popolosa del pianeta, che ora
sta lasciando il primato all’India. Il problema è che la disoccupazione soprattutto tra le
giovani ragazze sta superando il 20 per cento. Fare figli, però, sta diventando un richiamo
del leader Xi Jinping al fine d’invertire l’invecchiamento della popolazione e fermare la
recessione demografica.
Quando il 20-25 per cento dei senza lavoro si riferisce alle nuove generazioni della Cina i
numeri balzano a cifre preoccupanti. Si spiega così il tentativo del governo e del partito
comunista cinese di censurare i dati statistici. Capire la Cina a 700 anni dalla morte di
Marco Polo e dal ventesimo anniversario del partneriato globale Cina-Italia non è impresa
facile anche perché le disuguaglianze emerse durante la pandemia da Covid ha colpito
non solo ampie fasce di popolazione ma anche le attività produttive.
La filosofia politica ed economica, con la riscoperta di Mao e l’espansionismo geografico,
mette in discussione i rapporti con l’Occidente e in particolare con l’Italia, il cui governo di
Giorgia Meloni ha chiesto un ripensamento al memorandum sulla via della seta che
doveva arrivare fino a Trieste e Genova. Quello che maggiormente preoccupa sono le
limitazioni alla libertà di pensiero, degli scambi culturali, i tentativi di cancellare dalla
memoria dei cittadini fatti cruenti che servono invece da lezione. Il muro del silenzio su
Tienanmen non è stato ancora abbattuto.
Un libro, in pubblicazione su Amazon, del giornalista Rai Sergio Menicucci “Giovani e
libertà” ci riporta alla tragedia vissuta dalle ragazze e dai ragazzi nel 1989 con le
oceaniche manifestazioni di piazza Tienanmen, interrotte nel sangue dai carri armati inviati
da Deng Xiaoping e dagli altri vertici di regime per reprimere le aspirazioni alla libertà e al
pluralismo. Dopo il divieto della veglia a Hong Kong (per la prima volta dopo tante
manifestazioni annuali al Victoria Park) e le minacce all’indipendenza di Taiwan il mondo
occidentale teme un’espansione cinese nell’Oceano Pacifico. Incontrano difficoltà anche i
rapporti italo-cinesi dopo il golden power sulla governance della Pirelli. Il massacro del 4 giugno ha un nome: Kai qiang, che indica il momento in cui l’Esercito ha aperto il fuoco su
cittadini inermi. Il numero delle vittime non si mai saputo, nonostante l’impegno delle
“mamme di Tienanmen” e le documentazioni di televisioni americane, inglesi, tedesche,
italiane (i reportage della Rai furono realizzati dai giornalisti Ilario Fiore, Paola Spinelli e
Antonio Gabriele Cardin.

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