Banca Più e il segreto tradito

Banca Più e il segreto tradito

26 ottobre 2026

C’è una regola che ogni banchiere impara il primo giorno: dei clienti non si parla. Non con i concorrenti, non con i giornali, men che meno con chi a quei clienti presta i soldi. A Reggio Emilia, sede di Banca Più – la vecchia Banca Privata Leasing, ribattezzata lo scorso aprile dopo il passaggio di mano – qualcuno deve essersi distratto. Perché ci risulta che  i legali incaricati dall’istituto hanno scritto a un fondo internazionale, estraneo a qualsiasi rapporto con la banca, per spiegargli che l’imprenditore a capo di una holding  da lui finanziata sarebbe stato inadempiente come garante di due leasing contratti con l’istituto.

 

Una comunicazione di troppo

Gli avvocati scrivevano al fondo di avere mandato per tutelare i crediti dell’istituto in forza di contratti di leasing garantiti da fideiussioni personali dell’imprenditore, crediti che secondo gli avvocati non risultavano regolarmente. Poi passavano a descrivere, con dovizia di particolari, l’emittente: la holding di cui l’imprenditore è «beneficiario economico ultimo», il bond senior emesso  la circostanza – «a quanto ci è stato riferito» – che il fondo lo avesse sottoscritto ,avesse già incassato il rimborsoe stesse valutando un aumento di capitale.

Domanda elementare: che cosa c’entrava il fondo? Nulla. Non era debitore, non era garante, non era controparte della banca. Era soltanto il principale investitore di una società riconducibile all’imprenditore, ma tale società non aveva alcun legame con le società che avevano contratto i leasing. E a quel soggetto estraneo la banca ha scelto di consegnare, con tanto di nome e cognome del garante, la fotografia di un rapporto di credito che per definizione doveva restare tra lei e i suoi clienti.

Il seguito era prevedibile, e infatti è arrivato. L’emittente aveva appena rimborsato in anticipo il primo bond e stava discutendo con lo stesso fondo una nuova emissione di importo molto più elevato. Dopo la lettera ricevuta dai legali dell’istituto non sono bastati mesi di chiarimenti e «importanti sforzi diplomatici»: il fondo ha comunicato che non avrebbe più partecipato ad alcuna iniziativa con la società. Addio bond.

Poche decine di migliaia di euro

Fin qui il danno. Ma è sul merito che la vicenda diventa imbarazzante per Reggio Emilia. Perchél’esposizione in discussione era di «poche decine di migliaia di euro», su contratti di leasing  per i quali erano in corso trattative di rientro avviate dalle stesse società debitrici. Non c’era, a quella data, alcun inadempimento tale da consentire la risoluzione dei contratti, né la decadenza dal beneficio del termine. I pagamenti già eseguiti, le garanzie – comprese quelle di Mcc – e il valore degli asset coprivano ampiamente il credito. E le fideiussioni personali dell’imprenditore non erano mai state escusse. Non potevano esserlo.

In altre parole: una banca con un credito modesto, garantito e in via di sistemazione e poi regolarizzato ha deciso di descrivere a un terzo il proprio cliente come un garante inadempiente. L’emittente la mette giù dura: informazioni «volutamente errate», condotta «finalizzata esclusivamente a denigrare». Sarà un giudice, eventualmente, a stabilirlo. Ma anche a prendere tutto con le pinze resta una domanda a cui l’istituto dovrà pur rispondere: con quale titolo i suoi legali scrivevano a un soggetto estraneo al rapporto di credito, e perché proprio a lui?

Un dettaglio di contesto rende la domanda ancora più pesante. Nel settembre 2025 Banca Privata Leasing non era una banca qualsiasi: dall’agosto 2024 aveva al fianco un commissario in temporaneo affiancamento nominato dalla Banca d’Italia, nel percorso che ha portato alla cessione del controllo dalla famiglia Spallanzani a Next.us – il veicolo del gruppo Intergea di Alberto Di Tanno – e al cambio di nome in Banca Più, il primo aprile scorso. Una banca accompagnata passo passo dalla Vigilanza, insomma. Che avrebbe avuto ogni ragione per maneggiare con cura i rapporti con la clientela.

Il conto: molto ingente

L’emittente non è rimasto impassibile e, a quanto risulta alle Sassate, si è già attivata scrivendo all’istituto chiedendo una cifra a sei zeri a titolo di risarcimento. In mancanza di una risposta, i legali dell’emittente hanno già mandato per agire «in ogni sede». Con una coda che a Reggio Emilia non piacerà: la riserva di portare la vicenda davanti all’Autorità di Vigilanza, per la violazione degli obblighi di riservatezza, e agli organi deontologici, per la condotta degli avvocati.

Se la banca abbia risposto, e come, non è dato sapere. Ma che il nuovo corso di Banca Più si apra con una grana così importante ereditata dalla gestione precedente – e con il rischio di un faro acceso dalla Vigilanza proprio sul rapporto con i clienti – non è esattamente il biglietto da visita che il presidente Di Tanno e l’amministratore delegato Enrico Fagioli Marzocchi avevano in mente.

Le domande

Restano tre domande, e non sono di dettaglio. Chi, in banca, ha autorizzato i legali a scrivere a un terzo? Che cosa sapeva l’istituto del rapporto tra quel fondo e l’emittenteE soprattutto: è stata la prima volta?

Perché il punto non è il singolo cliente, e nemmeno il bond sfumato. Il punto è che una banca vive di fiducia, e la fiducia vive di riserbo. Il giorno in cui un imprenditore scopre che la sua banca racconta i suoi affari a chi gli presta i soldi, non ha più una banca: ha un problema.

E Banca Più, oggi, ha un problema molto grande.