Ercolani verso Sparkle. E ora Gualdaroni (con i milioni di Leonardo in tasca) sogna di atterrare in Rheinmetall Italia

Ercolani verso Sparkle. E ora Gualdaroni (con i milioni di Leonardo in tasca) sogna di atterrare in Rheinmetall Italia

25 ottobre 2026

Dopo quasi sette anni alla guida dell’azienda tedesca, Alessandro Ercolani si prepara a cambiare poltrona: la destinazione sarebbe il vertice di Sparkle, dove prenderebbe il posto di Enrico Maria Bagnasco, che ha da poco rassegnato le dimissioni da amministratore delegato.

Una nomina pesante, per due ragioni. La prima è il momento: la società del gruppo Tim che presidia le infrastrutture internazionali di telecomunicazione – i cavi sottomarini, prima di tutto – è nel pieno del passaggio di mano dalla Tim alla cordata formata dal MEF e da Retelit, controllata del fondo infrastrutturale Asterion Industrial Partners. Non esattamente ordinaria amministrazione.

La seconda riguarda il mittente: da tempo Ercolani sarebbe inviso al  Ministro della Difesa, Guido Crosetto; in compenso, e’ molto stimato a Palazzo Chigi, che in questa occasione -d’accordo con il nuovo azionista di controllo di TIM, cioè Poste- ha avuto il sopravvento.

A proposito di Crosetto,  invece, è  piuttosto noto l’attivismo con cui lo stesso ministro  starebbe cercando di ricollocare Carlo Gualdaroni, dopo il tentativo – sfumato – di sistemarlo nell’Elettronica della famiglia Benigni (dove comunque il manager aveva già sistemato da tempo il figlio Angelo).

Se la casella fosse davvero quella di Rheinmetall Italia,  la nomina finirebbe sotto una lente molto grande. Gualdaroni è reduce da un’uscita da Leonardo tutt’altro che povera, quantificata in svariati milioni di euro: mentre gli italiani fanno i conti con benzina e inflazione, c’è chi non si accontenta di aver già incassato quella cifra dall’ex Finmeccanica, grazie a Cingolani. Ma soprattutto il più grande gruppo industriale italiano della difesa si troverebbe davanti, come interlocutore “obbligato” del colosso tedesco, un suo ex dirigente apicale: una situazione che Leonardo potrebbe leggere come “unfair”, viste le collaborazioni e i rapporti in essere tra i due giganti dell’industria europea della difesa.

Resta, infine, una domanda semplice: possibile che non ci sia nessuno all’altezza di guidare la sede italiana del gruppo tedesco? Si sa, nel campo della Difesa l’usato non è mai garantito.