Banco Bpm cambia lo statuto e stende il tappeto rosso ai francesi.

Banco Bpm cambia lo statuto e stende il tappeto rosso ai francesi.

03 febbraio 2026

A Banco BPM le carte si stanno muovendo in silenzio, ma il rumore sotto traccia è forte. Il Consiglio ha appena approvato una serie di modifiche statutarie che verranno portate all’assemblea straordinaria di febbraio e che, formalmente, servono ad allineare la governance alla nuova Legge Capitali. Nella sostanza, però, riscrivono i rapporti di forza dentro il board e mettono nero su bianco un messaggio che gli analisti di mercato leggono tutti allo stesso modo: il tempo gioca a favore dei grandi azionisti stabili, non dei cavalieri bianchi.

Le nuove regole aumentano i candidati nelle liste, anticipano i termini di deposito e soprattutto cambiano il meccanismo di voto: se la lista del CdA vince, i consiglieri non entrano più “in blocco”, ma uno per uno, in base ai voti personali. Una rivoluzione silenziosa che riduce il margine di manovra delle operazioni di facciata e rafforza chi ha peso reale in assemblea.

Ma il punto vero è un altro: cresce lo spazio riservato alle minoranze, che possono arrivare fino a sei consiglieri su quindici. Tradotto dal legalese al linguaggio della finanza: chi ha una quota rilevante e organizzata può contare molto di più di prima. E infatti, secondo gli osservatori, con le percentuali attuali un socio industriale ben posizionato potrebbe raddoppiare la propria rappresentanza in Consiglio semplicemente presentando una lista autonoma.

In questo quadro, l’eventuale aumento delle partecipazioni rilevanti viene letto dal mercato non come un preludio a una scalata, ma come una strategia di consolidamento. Anche perché, con il Golden Power ormai sotto vigilanza europea, l’ambiente appare più favorevole a crescite graduali e negoziate, non a blitz ostili.

Il messaggio che filtra dalle sale operative è chiaro: la nuova governance rafforza l’azionista di riferimento senza costringerlo a lanciare un’OPA. E questo cambia tutto. Perché se il controllo di fatto passa dal CdA al capitale stabile, l’appeal di Banco BPM come preda M&A si riduce drasticamente. Non solo per chi è già dentro, ma soprattutto per eventuali outsider.

In altre parole: più che l’inizio di una partita di risiko bancario, questa sembra la sua messa in sicurezza preventiva. E mentre fuori si continua a parlare di aggregazioni e fusioni, dentro il perimetro di Piazza Meda qualcuno ha già deciso che il vero potere passa dalle regole. E le regole, questa volta, non sono scritte per caso.