Oro: finita la fase forzata, ora comanda la psicologia

Oro: finita la fase forzata, ora comanda la psicologia

03 febbraio 2026

E ora? Le vendite forzate sui metalli preziosi sembrano aver fatto il loro corso. Da qui in avanti non è più una questione di flussi meccanici o di margin call, ma di psicologia di mercato. Ed è un cambio di regime tutt’altro che banale.

I numeri sono impressionanti: nell’ultimo trimestre la domanda retail di lingotti d’oro è stata superiore dell’82% all’intero consumo del settore ufficiale globale. Non rispetto a un benchmark marginale, ma a banche centrali e istituzioni. Dall’inizio della guerra Russia-Ucraina il differenziale cumulato era “solo” del 17%. Gennaio, con ogni probabilità, segnerà un ulteriore salto.

Questo è il cuore del mercato dell’oro oggi: non la gioielleria, non il settore ufficiale, ma le famiglie.

Ed è proprio qui che si apre il punto critico. La violenza della volatilità dell’ultima settimana rischia di tenere il retail alla finestra. Se questo segmento si sfila, anche solo temporaneamente, dal bilancio della domanda, l’oro perde un pilastro in un momento in cui sia la domanda di gioielleria sia quella ufficiale hanno rallentato in modo sensibile nell’ultimo anno.

Non è una dinamica teorica: è un vuoto che si sente subito.

C’è però un altro elemento che molti continuano a sottovalutare. L’oro non è più un asset di nicchia. Le analisi sui filing 13F mostrano che la partecipazione degli investitori istituzionali nel principale ETF sull’oro è ormai pari a circa il 65% di quella registrata per l’ETF più popolare della storia.

Tradotto: l’oro è entrato stabilmente nei portafogli mainstream. Questo cambia tutto, soprattutto la reattività ai segnali psicologici.

Eppure, in questo equilibrio instabile, resta una frizione di fondo che alimenta l’asimmetria: le banche centrali continuano a comprare. Non inseguono il prezzo, non fanno market timing, non rispondono alla volatilità settimanale. Comprano e basta.

È questa rigidità della domanda a tenere in piedi il bull case, anche quando il sentiment vacilla.

Da qui in avanti conteranno meno i grafici e più i nervi. La psicologia di mercato non è più un dettaglio: è il fattore dominante. Chi lo ignora, rischia di leggere l’oro con le lenti sbagliate.