
BYD scalza Tesla: l’Europa scopre il suo tallone d’Achille
L’industria automobilistica europea è stata la gallina dalle uova d’oro del modello economico continentale. Non solo per il suo contributo diretto al PIL, ma per l’effetto a catena che genera su fornitori a monte e settori collaterali legati all’occupazione e ai flussi di entrate. Ma mentre il dibattito politico si concentra sulle trattative commerciali con gli Stati Uniti, che restano il primo mercato estero per i costruttori europei, la vera minaccia arriva da est.
I dati dell’ACEA parlano chiaro: le vendite di auto elettriche in Europa crescono a ritmi sostenuti. In Germania, dove un nuovo schema di incentivi ha dato slancio alla domanda, a luglio le immatricolazioni di veicoli elettrici a batteria sono salite del 58% su base annua, mentre quelle ibride plug-in sono balzate addirittura dell’87%. Ma a beneficiare di questa corsa non sono i campioni nazionali: è BYD, il colosso cinese delle batterie diventato leader delle quattro ruote, a superare Tesla nelle vendite europee con un +225% su base annua. Oggi ha solo l’1,2% di quota, ma con questi tassi di crescita non tarderà a insidiare i marchi storici del Vecchio Continente.
Il motivo per cui la cavalcata continuerà è scritto nei numeri macro: la produzione industriale cinese è salita del 6% nel secondo trimestre, il doppio della media globale. Pechino, lungi dal ripiegarsi, ha scelto di raddoppiare sul modello export-driven. Le guerre dei prezzi interne, soprattutto nel settore auto elettriche, spingono i produttori a sfogare l’eccesso di capacità fuori dai confini. L’Europa è il bersaglio naturale: BYD fa da apripista, Xiaomi si prepara a entrare nel 2027, e altri seguiranno.
C’è un aspetto spesso sottovalutato: molti di questi gruppi non nascono come costruttori auto. BYD è partita come fabbricante di batterie, Xiaomi come colosso dell’elettronica di consumo. Questo conferisce un approccio radicalmente diverso rispetto ai produttori tradizionali: pensano l’auto elettrica non come evoluzione della meccanica, ma come estensione dell’ecosistema digitale ed energetico cinese.
Morale: mentre Bruxelles discute di dazi e “autonomia strategica”, la tempesta cinese è già arrivata. E il rischio è che l’Europa, aggrappata al mito della sua gallina dalle uova d’oro, finisca per trovarsi con un allevamento svuotato e un mercato colonizzato.