
Canada, l’Europa si ferma davanti alle parole
Ursula von der Leyen ama i nomi ambiziosi. Dopo Next Generation EU e RePowerEU, la presidente della Commissione europea ha proposto per il Canada una «membership associata». Ma questa volta l’etichetta ha provocato una disputa: la Germania ha fatto notare che non ha alcuna base giuridica e il termine è stato tolto dalla bozza della dichiarazione del vertice di Montréal. Von der Leyen continua a sostenerlo; i risultati concreti del summit, però, sembrano assai più modesti.
Sul tavolo ci sono uno studio sulla fattibilità delle esportazioni canadesi di gas naturale liquefatto verso l’Unione europea, un accordo quadro sulle materie prime critiche tra il Canada e la Banca europea per gli investimenti, e forse un canale di mobilità per i giovani. A fare da cornice, un’altra formula promozionale: «Alleanza per il futuro». Dietro i titoli, pochi impegni capaci di cambiare davvero il rapporto tra le due sponde dell’Atlantico.
Il contrasto è politico. Mark Carney dispone di un consenso e di un capitale politico che pochi primi ministri canadesi hanno avuto negli ultimi decenni. Ottawa vuole rafforzare i legami commerciali con paesi diversi dagli Stati Uniti. Ma la volontà canadese non basta se dall’altra parte manca l’accordo.
Nove paesi dell’Unione su ventisette non hanno ancora ratificato il CETA, l’accordo commerciale con il Canada. Tra loro ci sono Polonia, Italia e Francia, benché Emmanuel Macron si mostri favorevole a un rapporto più stretto. Il timore di una reazione degli agricoltori ha già rallentato l’intesa con il Mercosur e potrebbe pesare anche su qualsiasi apertura al grande settore agricolo canadese.
C’è poi Washington. Donald Trump ha minacciato ritorsioni contro l’Unione se si avvicinerà troppo al Canada. Berlino potrebbe preferire salvaguardare quel che resta dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti, mentre l’industria automobilistica tedesca affronta difficoltà crescenti anche in Cina.
Il nodo, tuttavia, è più profondo: l’Unione non ha ancora trovato una formula stabile per i paesi con cui vuole legami più stretti di un semplice accordo commerciale, senza offrire l’adesione. Il modello svizzero è complesso e impone un allineamento dinamico alle regole del mercato unico; il nuovo accordo con Berna non è ancora stato approvato dagli elettori.
Il Canada non può entrare nell’Unione, mentre Regno Unito e Svizzera non vogliono farlo. Ma senza un mercato unico davvero integrato e un’economia più forte, l’Europa fatica a proporsi come alternativa. Le formule si moltiplicano; quando arriva il momento di decidere, prevalgono i veti e la prudenza.


