La Cina vende i magneti, ma trattiene gli elementi strategici

La Cina vende i magneti, ma trattiene gli elementi strategici

28 ottobre 2026

La Cina continua a vendere magneti agli Stati Uniti, mentre raziona le terre rare pesanti che ne garantiscono le prestazioni. A settembre ha esportato appena 0,4 tonnellate di disprosio e circa una tonnellata di terbio nel mondo. Nello stesso mese ha spedito 604 tonnellate di magneti negli Stati Uniti, un volume in linea con la media del 2024. Il prodotto finito circola; alcuni ingredienti essenziali, molto meno.

La tregua commerciale tra Washington e Pechino, prorogata fino al 10 gennaio 2027, ha sospeso le restrizioni cinesi introdotte nell’ottobre 2025. Restano però i controlli imposti nell’aprile dello stesso anno su sette elementi, tra cui disprosio, terbio, ittrio e samario. I dati di Silverado, aggiornati a settembre, mostrano che gli Stati Uniti non hanno ricevuto dalla Cina disprosio né terbio nel 2026. Le forniture americane arrivano da Europa, Regno Unito, Malesia e Turchia, ma i volumi sono limitati e in calo.

Ora Washington prova a rispondere con una regola che dal 1° gennaio 2027 seguirà i magneti fino alla miniera. La clausola del regolamento federale sugli acquisti della Difesa non guarderà più soltanto al luogo in cui la lega è stata fusa o il magnete fabbricato: conterà l’intera filiera, dall’estrazione di neodimio, ferro e boro alla produzione finale. Se un materiale è estratto, raffinato, separato, fuso o prodotto in Cina, Russia, Iran o Corea del Nord, il magnete non potrà essere consegnato nell’ambito di un contratto del Pentagono. L’obbligo si estenderà a tutti i livelli della catena dei subfornitori.

La stretta arriva mentre gli Stati Uniti dipendono quasi interamente dall’estero. Nel 2025 la domanda di magneti al neodimio-ferro-boro è stata di circa 48.000 tonnellate, contro una produzione nazionale di appena 300. La capacità interna potrebbe salire a 5.000 tonnellate entro fine 2026: un passo avanti, ma ancora insufficiente.

Sono previste deroghe, tra cui quella per i magneti riciclati, a condizioni precise, e la possibilità di dichiarare per iscritto l’indisponibilità di forniture conformi a prezzi ragionevoli. Quest’ultima potrebbe diventare decisiva. La scadenza è già slittata una volta e i fornitori chiedono un nuovo rinvio. Il paradosso resta: Washington pretende di tracciare ogni magnete fino alla miniera, mentre produce in casa meno dell’1% di quelli che consuma. Presto l’onda lunga arriverà anche in Europa che si scoprirà a secco di magneti: componente fondamentale per il settore della Difesa e dell’industria civile.