
Il silenzio che rimette in moto le raffinerie russe
A volte la notizia più importante è quella che non arriva. Dopo l’attacco del 15 ottobre alla raffineria di Rjazan, non sono stati confermati altri colpi contro gli impianti russi. La pausa ha permesso alle lavorazioni di recuperare rapidamente: la scorsa settimana sono risalite di 350 mila barili al giorno, fino a 4 milioni. È la prova di quanto in fretta il sistema possa recuperare terreno quando gli attacchi alle unità di lavorazione primaria si interrompono.
Per il mercato mondiale del gasolio, la differenza può essere rilevante. I piani preliminari prevedono a novembre 15 milioni di barili in partenza dai porti russi del Baltico: quasi 500 mila barili al giorno, circa 300 mila in più rispetto ai livelli attuali. Solo poche settimane fa, con lavorazioni ferme attorno a 3,8 milioni di barili al giorno e gli attacchi ancora in corso, le esportazioni russe di gasolio sembravano destinate a non superare 140 mila barili al giorno. Quello che appariva quasi impossibile ora è alla portata.
I conti spiegano il cambio di scenario. Se gli attacchi resteranno sospesi, le raffinerie potrebbero tornare a lavorare a 4,5 milioni di barili al giorno o più in novembre. Con una resa media in gasolio vicina al 37 per cento, la produzione arriverebbe a circa 1,7 milioni di barili al giorno. Sottraendo un consumo interno stimato in 1,2 milioni, resterebbero circa 500 mila barili al giorno disponibili per l’esportazione. Una maggiore attività aumenterebbe anche l’offerta interna di benzina e carburante per aerei, allentando la pressione sui mercati locali.
Ma ciò che è possibile non è necessariamente durevole. La ripresa riflette condizioni operative più favorevoli, non il ripristino permanente della capacità. Basta una nuova campagna prolungata contro le raffinerie per cancellare rapidamente i progressi e comprimere di nuovo le esportazioni.
La posta in gioco riguarda anche il greggio. L’aumento delle lavorazioni potrebbe consentire alla Russia di recuperare una quantità comparabile di produzione, dopo il recente calo a 8,4 milioni di barili al giorno, il livello più basso dal 2003. Questo non significa, però, che aumenterebbero anche le esportazioni di greggio: i terminali baltici sono già vicini alla capacità massima, mentre i flussi dal porto di Novorossijsk, sul Mar Nero, restano condizionati dai danni causati dai ripetuti attacchi.
Il mercato può dunque aspettarsi più gasolio russo, almeno finché regge la tregua sulle raffinerie. Per il greggio, invece, il collo di bottiglia è nei porti. E il silenzio che oggi sostiene la ripresa resta una condizione fragile.


