A Goma, in Congo, si è verificato un attacco ai danni della vettura dove viaggiava l’ambasciatore italiano Luca Attanasio: il nostro diplomatico è deceduto in ospedale. Morto anche un carabiniere della scorta.

La matrice dell’attacco non è ancora chiara. La vettura faceva parte di un convoglio della Monusco (che comprendeva anche il Capo Delegazione Ue), la missione di peacekeeping delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo.

Così muore un ambasciatore italiano in Africa

L’attacco è avvenuto nell’est del paese, vicino alla città di Kanyamahoro, da anni al centro di violenti scontri tra gruppi armati, ed è ritenuta la più pericolosa del Paese. Obiettivo della missione è proteggere i civili e consolidare la pace in Congo.

Istituita con la risoluzione 1925 del Consiglio di Sicurezza Onu, la missione è operativa da luglio 2010. A dicembre del 2020, in vista della scadenza, le Nazioni Unite l’hanno prorogata di un anno, ma nel quadro di un progressivo disimpegno dal Paese.

Una domanda, però, merita una immediata e precisa risposta: come mai l’ambasciatore italiano non viaggiava su un’auto blindata e non era scortato da quattro carabinieri armati – ovvero la scorta al completo – come prevede il protocollo?

L’auto sulla quale viaggiava l’ambasciatore italiano

 

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