Corruzione: quelle statistiche un po’ taroccate

Prima o poi qualcuno doveva dirlo, anzi scriverlo: le statistiche sulla corruzione in Italia sono raccolte con metodi demoscopici discutibili. Se non truccati. La responsabilità se l’è presa Piero Sansonetti con un editoriale di prima pagina sul Dubbio.

Che francamente è da incorniciare per l’onestà intellettuale con cui gli argomenti vengono esposti. Si parte da uno studio della Commissione europea sul fenomeno dei reati contro la pubblica amministrazione di recentissima pubblicazione secondo il quale l’Italia sarebbe il paese da prendere ad esempio invece che da condannare all’inferno. Addirittura meglio della Francia e poco al di sotto del livello della Germania.

Ma allora perché vediamo le prime pagine di giornaloni come il Corriere della sera propagandare il pensiero unico esattamente contrario? Infarcito con statistiche che poi si scoprono essere in realtà soltanto proiezioni demoscopiche con basi poco solide?

L’arcano lo svela lo stesso Sansonetti che ha l’unico enorme merito di dichiarare che “il Re è nudo”, come anche tutti gli altri potrebbero constatare. Se solo volessero.

I dati citati dal Corrierone sono quelli della ricerca di Transparency. Ma il metodo usato è risibile: si chiede alla gente, agli impiegati pubblici, se hanno la “percezione” del problema corruttivo e in che misura la abbiano. Cioè si ricercano impressioni non dati.

E le risposte sono quelle della gara a chi la spara più grossa. Per la felicità dei forcaioli, dei grillini e degli editori spregiudicati come Cairo.

Invece la ricerca Ue chiede: “sei al corrente di episodi di corruzione nell’amministrazione pubblica in cui lavori?” E lì le risposte sono ben diverse, prevalgono di gran lunga quelle negative.

Poi i dati Ue andrebbero incrociati con quelli dei reati per corruzione pubblicati ogni fine anno dall’Istat (insieme a quelli di tutti gli altri reati, sempre in calo da 20 anni a questa parte, ndr) e si scoprirebbe che nel 2000 le sentenze di condanna per corruzione erano 823 e nel 2016 sono state 195.

Stesso discorso per la concussione: 174 condanne nel 2000 e 61 nel 2016. Il tutto a clima forcaiolo invariato, se non peggiorato. Le statistiche sulla corruzione insomma sono quelle che più si avvicinano alla teoria di Totò sul pollo.

E Sansonetti in questo dà tutta la colpa agli editori dei giornali che emarginano i giornalisti che approfondiscono le notizie prediligendo quelli che vanno a caccia dei fenomeni “percepiti”.

Gli stessi editori e giornalisti che adesso stanno anche fiancheggiando la battaglia di alcuni pm contro l’Anac di Raffaele Cantone. Colpevole di volere con il proprio organismo suggerire leggi e prassi che prevengano i reati contro la pubblica amministrazione.

Anziché promuovere sceriffi, manette ed improbabili eroi della lotta al male e al vizio e della promozione del bene e della virtù.

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