Crans-Montana, il rogo e il pollice alzato

Crans-Montana, il rogo e il pollice alzato

02 gennaio 2026

A Crans-Montana, in Svizzera, la notte di Capodanno ha scoperchiato l’inferno. Quarantasette morti carbonizzati, molti irriconoscibili. Centoquindici feriti, parecchi con ustioni devastanti. Decine di ragazzi italiani tra dispersi e ricoverati.

Corpi che si ammassano su un’unica scala angusta. Un ex bunker senza finestre, senza uscite di sicurezza. Fuori, mentre c’è chi brucia vivo, i bimbominkia armeggiano coi cellulari. Non chiamano aiuto. Non sfondano porte. Non tendono mani. Filmano. Zoom sui vetri infranti, sulle sagome che annaspano nel fumo nero, sui ragazzi che escono nudi e insanguinati, la pelle scorticata viva. Like per il dramma altrui, stories per l’apocalisse in diretta.

Questo è il nadir della nostra decadenza: una generazione che sceglie il pollice alzato invece della salvezza di una vita. Che monetizza l’orrore mentre, in Italia, genitori si strappano i capelli aspettando un messaggio che non arriverà. I video sono già virali su TikTok e Instagram: soccorsi ripresi come spettacolo, elicotteri che atterrano, sacchi per i corpi allineati sulla neve. Nessun pudore, nessun pentimento. Solo frame perfetti per l’algoritmo. Pornografia del male.

Abbiamo partorito mostri che, davanti a un sedicenne in coma o a un ragazzo disperso con una catenina al collo, scelgono lo share invece del soccorso. Società liquida? No: liquata nel fuoco dell’indifferenza, fusa in un calderone di narcisismo collettivo.

Eppure c’è un dolore che nessuna cinepresa cattura: quello dei genitori. Madri inchiodate a schermi spenti. Padri che atterrano in elicottero per rivedere figli intubati, ustionati su metà del corpo. La diplomazia conta i dispersi, le task force lavorano, ma la consapevolezza è una lama: quei corpi neri, non identificabili per settimane, potrebbero essere i loro.

Se non estirpiamo questa cultura del distacco – dove una candela diventa una tomba collettiva e il cellulare un complice eterno – non resterà che cenere.

Le condoglianze non resuscitano. Che questo orrore sia l’ultima storia virale.