
Da Repubblica al Secolo XIX: si salva solo La Stampa nello smantellamento dell’impero GEDI
Non c’è solo la Repubblica in mezzo al guado del proprio futuro editoriale. In attesa del ritorno in Italia di Theodore Kyriakou, chiamato ora a decidere non solo a chi affidare il progetto della nuova CNN tricolore, ma anche la successione di Mario Orfeo, sta per aprirsi pure il “caso Secolo XIX”. Già, perché sembra finalmente arrivata al capolinea l’avventura di Michele Brambilla alla guida del quotidiano leader dell’informazione a Genova e nella Liguria.
Insomma, con la sola eccezione de La Stampa, dove l’arrivo di Antonio Di Rosa e del suo “vicario” Luciano Tancredi sembrano aver già rivitalizzato la testata, l’ex-impero GEDI di agnelliana memoria sta attraversando una crisi che non è soltanto editoriale. Perché è anche di natura politica.
Vediamo. A Largo Fochetti la speranza della redazione è quella di una soluzione interna. Con una netta preferenza della “base” verso la promozione di Stefano Cappellini, ritenuto più “moderato” -all’interno della militanza dominante “de sinistra”del quotidiano- rispetto a quella più estremista di Annalisa Cuzzocrea, fortemente sponsorizzata dal suo “protettore” storico Massimo Giannini (che la volle con sé a La Stampa per poi pretendere il suo ritorno in tandem a Repubblica dopo i disastri torinesi).
Più defilata l’autocandidatura di Claudio Tito, che da tempo si agita parecchio per arrivare ad una direzione. E all’interno del giornale non e’ stato ben visto, per esempio, il tentativo di riuscire con la nuova proprietà SAE di prendere il posto di Andrea Malaguti (peraltro fallito miseramente).
Nella scelta di Kyriakou, comunque, potrebbe pesare il parere di Matteo Renzi, che millanta di essere il suo “consigliere politico editoriale preferito”. Con il rischio, però, di far naufragare subito il rapporto appena impostato con la premier Giorgia Meloni, diventata l’obiettivo primario dell’ex-inquilino di Palazzo Chigi.
Nel frattempo, come s’è accennato, si è arrivati finalmente alla resa dei conti al XIX tra l’editore ed il direttore. Con il rischio, però, di cadere dalla padella alla brace. Perché l’ipotesi più accreditata, al momento, è che Michele Brambilla -relegato ad editorialista- possa essere sostituito da Andrea Malaguti, di cui si sono appena potuti liberare a Torino sia la SAE di Alberto Leonardis che la redazione della Stampa. E c’è perfino chi giura che in corsa verso Genova ci sia pure -da solo o sempre in tandem con Malaguti- il vicedirettore “vicario-sicario”, Federico Monga (il cui trasloco verrebbe accolto da un altro fragoroso boato di gioia in via Lugaro).
Ecco, ciò che comunque appare sconcertante e’ che un imprenditore moderato come Gianluigi Aponte possa dare via libera a suo genero Pierfrancesco Vago nell’andare a pescare direttori schierati a sinistra. Oltretutto in una regione governata dal centrodestra.
Anche perché, oltre a quelli del MOMA della Lanterna (Monga-Malaguti), anche altri profili professionali sotto istruttoria sarebbero catalogabili sempre nell’area della sinistra. Con grande soddisfazione della sindaca di Genova, Silvia Salis e della sua “tutrice” renziana Raffaella Paita, strascichi affettivi collegati compresi.


