
Dal contrasto all’evasione al terrore fiscale: quando gli yacht diventano arma politica
La lotta all’evasione fiscale è sacrosanta. Sempre. E l’operazione “Red Jack” della Guardia di Finanza, che ha portato alla scoperta di cento imbarcazioni estere non dichiarate al fisco italiano per un valore superiore a 48 milioni di euro, è senza dubbio rilevante. Ma proprio perché il tema è delicato, vale la pena interrogarsi anche sul contesto politico e mediatico in cui certe operazioni vengono comunicate.
Perché il punto non è difendere chi evade. Il punto è capire come certe narrazioni vengano utilizzate in un Paese che si avvicina alle elezioni e dove il consenso si muove sempre più sulla leva della rabbia sociale.
Yacht, bandiere estere, milionari, evasione fiscale: mediaticamente è il bersaglio perfetto. In un’Italia schiacciata da salari fermi, tasse elevate e impoverimento del ceto medio, l’immagine del “ricco evasore” produce inevitabilmente indignazione e consenso immediato.
Ma qui emerge un rischio più profondo. Alimentare costantemente ostilità verso patrimoni, lusso e ricchezza privata può trasformarsi in uno strumento di destabilizzazione politica più che di giustizia fiscale. Il messaggio implicito che arriva all’opinione pubblica è semplice: il Paese sarebbe governato nell’interesse di privilegiati ed evasori.
Ed è qui che nasce il sospetto che certe operazioni — legittime sul piano investigativo — vengano poi amplificate mediaticamente con finalità che vanno oltre il semplice contrasto all’evasione.
In Italia la spettacolarizzazione repressiva è ormai parte integrante della lotta politica. Non conta solo il reato contestato. Conta soprattutto l’effetto psicologico prodotto sul cittadino-elettore.
Il meccanismo è noto: costruire la percezione di un sistema fuori controllo, di uno Stato impotente davanti ai privilegiati, di una classe dirigente complice. E quando questa percezione si consolida, inevitabilmente si scarica sul governo in carica.
Naturalmente ciò non significa tollerare evasione o opacità fiscale. Ma uno Stato maturo dovrebbe distinguere tra enforcement e costruzione del terrore sociale.
Perché quando la lotta all’evasione diventa spettacolo politico, il rischio è che l’obiettivo non sia più recuperare gettito. Ma alimentare paura, rabbia e instabilità in vista delle prossime elezioni.


