
Un italiano da record in Inghilterra: ex-dipendente del fondo Leone condannato per lite temeraria
Un italiano, Jacopo Moretti, ex senior analyst e a lungo collaboratore del gestore di fondi Davide Leone, è destinato a entrare negli annali della giustizia inglese per una ragione che difficilmente avrebbe immaginato quando, nel 2023, decise di portare in tribunale il suo ex datore di lavoro: è stato condannato a pagare il 70% delle spese legali di controparte, su una base di costi indicata in oltre 2,3 milioni di sterline. Una somma record, definita “senza precedenti” in un tribunale del lavoro in Inghilterra. La decisione è stata depositata dal Central London Employment Tribunal il 14 maggio 2026, a firma del giudice Nicolle, dopo le udienze del gennaio 2026 e la camera di consiglio del 13 aprile. Arriva sei mesi dopo la sentenza di merito che, lo scorso ottobre, aveva già spazzato via la quasi totalità delle pretese di Moretti: discriminazione razziale, antisemitismo, sessismo, mobbing, whistleblowing, vittimizzazione.
*La vicenda*
Moretti, originario della stessa cittadina italiana di Leone, aveva iniziato a lavorare per il fondatore della DL & Partners nel 2011, dopo averlo seguito da Farallon Capital. Per oltre dieci anni ha lavorato con la Davide Leone & Partners Investment Company (DLP), hedge fund che è arrivato a gestire fino a 1,5 miliardi di dollari. Secondo gli atti, la sua retribuzione media è stata di circa due milioni di dollari l’anno, con un picco di 4,55 milioni nel 2017. La rottura matura tra il 2021 e il 2022, quando Moretti causa perdite per circa 86 milioni di dollari e, subito dopo, va in malattia. Da quel momento — è il Tribunale a stabilirlo — comincia a registrare di nascosto le proprie conversazioni con Leone e con altri colleghi del fondo: 66 conversazioni per oltre 75 ore, gran parte in italiano, alcune in contesti privati e sociali. Nel giugno 2023 il fondo lo licenzia.
*Il giudizio del Tribunale*
Nella sentenza sui costi, il collegio è particolarmente severo. Definisce la strategia del ricorrente “un’azione a tappeto”, in cui ogni possibile capo d’accusa è stato sollevato senza alcun vaglio di merito. Le sue accuse, scrive il giudice, avrebbero dovuto far apparire evidente, già al ricorrente e ai suoi legali, l’assenza di ragionevoli prospettive di successo. Il Tribunale ritiene inoltre che Moretti abbia agito per massimizzare il costo e il danno reputazionale di Leone, e con ogni probabilità per ottenere una transazione economica significativa. Particolarmente pesante il giudizio sulle registrazioni occulte e sul fatto che — secondo i giudici — Moretti abbia “deliberatamente indotto” Leone a pronunciare frasi per poi denunciarlo. Non solo: Moretti ha introdotto tardivamente una accusa di antisemitismo, letta dai giudici come un mero tentativo di colpire il fondo.
*Il conto*
Su una richiesta di costi pari a 2.321.706,28 di sterline, il Tribunale ha riconosciuto il 70%: circa 1,62 milioni, da liquidarsi davanti alla County Court di Londra. Il Tribunale ha esaminato a fondo anche la capacità patrimoniale del ricorrente — oggi residente a Monaco —, scartandone la rappresentazione di soggetto privo di liquidità. Moretti, infatti, si era dichiarato povero davanti al Tribunale. Ma ha un appartamento a Londra del valore stimato di 1,73 milioni di sterline, partecipazioni in dodici società non quotate (tra cui Sentcell, iProov, Opificio), conti titoli per oltre 1,2 milioni, fondi pensione per circa 251mila sterline, una Porsche 911 del 1974, due immobili in Italia (Ferrara e Saronno).
Insomma, un povero (ma non troppo) che è finito nel Guinness dei primati della storia d’Inghilterra.


