
Dario Amodei: “L’AGI tra 1-3 anni”… ma il mondo dorme.
Mentre in Europa ferve il dibattito su come restituire competitività al sistema industriale (dopo averlo distrutto a colpi di green deal) nella Silicon Valley si gioca la partita del secolo.
Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha appena messo sul tavolo una scommessa che fa impallidire qualsiasi jackpot: AGI (intelligenza artificiale generale) entro 1-3 anni. Non 10, non 20. Massimo tre.
“La cosa più sorprendente? Il mondo non capisce quanto siamo vicini alla fine dell’esponenziale”, spara Amodei. Traduzione per boomer: mentre discutete se ChatGPT vi ruberà il lavoro, quello lì sta già programmando robot che potrebbero gestire un’azienda intera.
La teoria è semplice quanto brutale. Conta solo il “blob di computer”: potenza grezza, tonnellate di dati, tempo di training.
Domanda: “Perché non comprare allora trilioni di computer se si crede davvero nell’AGI imminente?”. Risposta da vero CEO: “Perché se sbagli di un anno, fallisci”.
Benvenuti nel capitalismo dell’era AGI, dove anche i visionari devono guardare il conto in banca.
Il coding? “90% già scritto da AI. In 1-2 anni faremo tutto dall’inizio alla fine”. Il vostro sviluppatore freelance è ufficialmente in lista per l’obsolescenza programmata.
Sul fronte geopolitico, zero diplomazia: chip alla Cina? “No”. Datacenter in Africa? “Sì, purché non li controlli Pechino”.
Il messaggio è chiaro: quando arriverà l’AGI, le democrazie devono avere le carte migliori. Altrimenti l’autoritarismo potenziato da superintelligenza diventa irreversibile.
La timeline? 90% di probabilità entro il 2035, ma Amodei punta su 2027-2028. “Avremo il paese dei geni nel datacenter”, dice. Un paese intero di cervelloni artificiali pronti a inventare cure, scrivere software, gestire aziende.
E in Italia? Continuiamo a discutere se mettere la tassa sugli algoritmi mentre il mondo corre verso la singolarità. Amodei scrive essay da 50 pagine per svegliare i politici. Senza successo.
Eppure il conto alla rovescia è partito. Tre anni, forse meno. Prepararsi o farsi da parte.


