Cosa mai abbia fatto di male nel suo incarico, l’attuale Direttore dell’Agenzia del Demanio, Antonio Agostini, è un mistero per tutti. Però, pare proprio che mercoledì, al termine di un “braccio di ferro” dai risvolti inquietanti, il Consiglio dei Ministri deciderà la sua sostituzione.

E chi prenderà il suo posto? Quella che ormai conoscono tutti come “la cognata di Paolo Gentiloni”: Alessandra Dal Verme, per pura combinazione moglie del fratello del Commissario Europeo all’Economia, ora anche tra i più autorevoli aspiranti nella successione a Sergio Mattarella.

Eppure Agostini, ha fatto molto bene al Demanio in questi quattordici mesi. Tanti annosi problemi risolti, tanti risparmi, tanti progetti in linea con il Recovery Fund. Niente da fare. Deve sloggiare. E poco importa se sarà l’unica vittima dello “spoils system” del governo Draghi, l’esecutivo dei migliori e dei più meritevoli. Perché, al momento, tutti gli altri direttori delle varie agenzie e della stessa Ragioneria generale dello Stato, sono stati puntualmente confermati dal neo-titolare del MEF, Daniele Franco.

La Dal Verme, oltretutto, qualora venga davvero designata al Demanio, rischia di incappare in  una dichiarazione di incompatibilità. E come lei, anche l’affettuoso cognato che sta facendo di tutto per farla promuovere. Il Testo Unico della dirigenza pubblica, infatti, prevede che i dirigenti delle amministrazioni vigilanti non possano avere incarichi operativi negli enti vigilati. A meno che non sia trascorso un determinato periodo di tempo dalla cessazione dell’incarico nell’amministrazione vigilante. E la Dal Verme è appunto in servizio al MEF, cioè l’amministrazione vigilante sul Demanio.

E veniamo a Gentiloni. Tra le incompatibilità dei commissari europei, c’è anche quella di avere parenti o affini nei Paesi membri dell’Unione Europea che gestiscono investimenti e risorse che hanno a che fare con i fondi comunitari. E la mission del Demanio impatta sui fondi europei, in modo particolare sul cosiddetto Green New Deal.

Può bastare per bloccare in extremis l’arrampicata dell’affiatato tandem Dal Verme-Gentiloni? Difficile, sussurrano nei corridoi di Palazzo Chigi. Il potente capo di gabinetto di Draghi, Antonio Funiciello, si è  esposto fin troppo. E già una volta è stato bloccato, rimanendoci malissimo e facendo fuoco e fiamme.

A lui, che ormai mette bocca su qualsiasi nomina di peso (comprese quelle militari) non interessa se poi la “Maledizione dei cognati” finirà per abbattersi sugli interessati come successe a Gianfranco Fini.

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

2 Commenti

  1. Quando non si sa di cosa si sta parlando. Agostini é l’ombra di se stesso. Cosa avrebbe risolto, quanti avrebbe risparmiato. Non lo abbiamo praticamente mai visto in ufficio. Mai portato a gol un obiettivo da lui generato… Mah.

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