
Di cultura si può ben campare. E adesso Ales valorizza i suoi dipendenti (anche quelli assunti dalla sinistra)
Alla fine stiamo scoprendo che di cultura si può campare. Lo sta dimostrando Ales, la società del Ministero della Cultura che si occupa della gestione degli spazi pubblici che esprimono il meglio della cultura e l’arte italiana.
Il nuovo Presidente, Fabio Tagliaferri, ha portato avanti un piano di valorizzazione dell’azienda, aumentando il fatturato e le attività sia legata ai servizi core sia all’attività istituzionale, trovando anche lustro nelle relazioni internazionali.
Va infatti sottolineato che la mostra ospitata alle Scuderie del Quirinale su I tesori dei Faraoni sta diventando un esempio di come la diplomazia della cultura può essere un braccio operativo dell’azione di governo, in questo caso all’interno della logica del Piano Mattei che l’esecutivo sta portando avanti.
Ma la novità degli ultimi giorni riguarda anche i dipendenti del mondo della cultura. È un fatto che Tagliaferri abbia da poco varato un accordo integrativo per i lavoratori di Ales.
Quello che era un manager messo dalla destra sembra aver fatto l’accordo migliore con i sindacati e, quindi, con gli “operai della cultura”.
Tra i principali punti dell’intesa ci sono le iniziative in materia di pari opportunità e contrasto alle discriminazioni, nonché le misure dedicate al supporto delle vittime di violenza di genere, attraverso specifiche tutele, strumenti di protezione e percorsi di accompagnamento.
L’accordo rafforza inoltre le politiche a favore della genitorialità, introducendo nuove misure di sostegno quali l’estensione del congedo di paternità, l’ampliamento dei permessi retribuiti per malattia del figlio fino ai 14 anni (5 giorni annui), il riconoscimento di permessi dedicati all’inserimento dei figli in asilo nido e scuola dell’infanzia (8 ore annue), nonché modalità di fruizione dello smart working a supporto della maternità.
Si tratta di interventi che si affiancano a un più ampio sistema di welfare aziendale, volto a promuovere ambienti di lavoro inclusivi, attenti al benessere delle persone e capaci di rispondere alle esigenze di una comunità professionale.
Insomma, di cultura in Italia si può anche campare, basta sapersi organizzare.


