
Lagarde verso Davos, BCE verso il vuoto
La BCE non ha smentito l’indiscrezione del Financial Times secondo cui Christine Lagarde lascerebbe l’incarico prima della fine naturale del mandato, nell’autunno del prossimo anno. Al contrario, sul sito dell’istituto campeggia un suo ritratto accompagnato dal titolo anodino Navigating geoeconomic shifts and dependencies. Più che il lessico di un banchiere centrale, sembra la lettera motivazionale per un ruolo a Davos. Un precedente articolo del FT suggeriva infatti che Lagarde sarebbe stata scelta per guidare il World Economic Forum. Mettere insieme i puntini non è difficile.
Se così fosse, il segnale sarebbe politico prima ancora che personale. Davos non è la causa, ma il simbolo del declino dell’ordine finanziario multilaterale basato su regole. Ottimo luogo per fare deal tra banche e corporate; veleno puro per i policymaker. Mario Monti pagò politicamente la sua presenza nel gennaio 2013, in piena campagna elettorale. Giorgia Meloni, non a caso, evita. La policy élite di Davos ricorda i Borboni: non ha dimenticato nulla, non ha imparato nulla.
C’è poi la lettura tattica: le possibili uscite di Lagarde e di Villeroy de Galhau servirebbero a consentire a Macron e Merz di nominare i vertici monetari prima di una possibile vittoria di Le Pen o Bardella. Anche fosse vero, il messaggio sarebbe devastante: anticipare le urne per neutralizzarne gli effetti. Che cosa potrebbe mai andare storto?
Queste manovre raccontano un disagio europeo più profondo. Ampie fasce sociali — operai tedeschi, sottoccupati ovunque — non hanno più una ragione razionale per sostenere il sistema. Forse non starebbero meglio altrove. Ma potrebbero voler provare: cosa avrebbero da perdere? Non rischiano certo l’esclusione da Davos.
Intanto il dibattito si riduce al risiko delle nazionalità: a chi tocca la BCE? Spagna, Germania, Francia, Italia. Sedie musicali. La vera domanda sarebbe un’altra: come affrontare il nuovo ambiente finanziario globale, tra possibile svalutazione del dollaro e ondata di stablecoin denominate in USD? Servirebbe un presidente con profonda competenza dei mercati dei capitali, non un esercizio di equilibrio geopolitico. Ma l’Europa non funziona così. Leader mediocri contribuiscono al declino quanto i vincoli esterni.
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