
Nel Monte lo Stato è ormai sotto il 5%. Il prossimo board dovrà rispettare il nuovo assetto azionario
La grande cavalcata verso il rinnovo del board del Monte dei Paschi continua al trotto e si prepara agli ultimi cento metri di galoppo.
Con il cambio di statuto votato dall’Assemblea la scorsa settimana sarà adesso la lista del Cda il nodo da sciogliere e soprattutto andrà capito chi potrà fare l’amministratore delegato per i prossimi tre anni.
Il ragionamento che gira nelle stanze di Francoforte è che la presenza dello Stato nel capitale del Monte è ormai residua, sotto il 5%, quindi l’Italia si è comportata correttamente. Ha fatto i compiti a casa: banca risanata, vendita delle quote del Mef e avviato il nuovo corso con un piano industriale approvato che è l’ultimo atto di sostanza del consiglio di amministrazione uscente.
Le banche, si sa, sono degli azionisti. E oggi, rispetto a tre anni fa, ce ne sono di nuovi, di mercato e industriali, che devono dettare la linea.
Non a caso la narrativa che arriva dalla Bce è che ci debba essere un cambio coerente anche all’interno del nuovo board, che debba quindi rispecchiare il nuovo assetto azionario.
Insomma, fatti salvi i principi di indipendenza, chi ha fatto l’ad in questi anni e ha fatto avanti e indietro con i palazzi romani prendendo ordini, sarebbe meglio si facesse da parte.
La Bce non lo scrive, ma lo fa capire. A Lovaglio.
LA SASSATA

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