
DIAMANTI, LA FINE DI UN MITO
Preparatevi al crollo dei diamanti. Non a una semplice correzione dei prezzi, ma alla progressiva distruzione di un mercato che per oltre un secolo ha trasformato una pietra in uno dei simboli universali della ricchezza. La tecnologia sta facendo ai diamanti quello che un secolo fa fece alle perle. Solo che questa volta potrebbe andare molto peggio.
Il problema si chiama diamante sintetico. È sostanzialmente identico a quello estratto dalla terra, ma può essere prodotto industrialmente a costi sempre più bassi. E qui salta l’intero meccanismo economico su cui si è retto il settore: la scarsità.
Per decenni il diamante naturale ha giustificato prezzi elevatissimi grazie a una combinazione di rarità, controllo dell’offerta e soprattutto percezione sociale. Possedere un diamante significava esclusività. Ma cosa succede quando una pietra indistinguibile può essere fabbricata in quantità crescenti a una frazione del prezzo?
Il consumatore, oltretutto, ha persino argomenti per preferire il prodotto sintetico: niente controversie sui cosiddetti “diamanti insanguinati” e una presunta maggiore sostenibilità ambientale. Le macchine da 20 mila dollari necessarie per distinguere le due pietre servono agli operatori del settore, non alla persona che guarda un anello al ristorante.
Naturalmente qualcuno continuerà a pagare un sovrapprezzo per poter dire che il proprio diamante è naturale. Ma anche ipotizzando un prezzo dieci volte superiore, dieci volte un costo industriale prossimo allo zero rimane comunque poco rispetto alle valutazioni storiche.
Finora il mercato naturale ha evitato il collasso soprattutto tagliando l’offerta. In quattro anni la produzione è scesa di circa il 20%, da 120 a 98 milioni di carati. Nonostante questo, in termini reali i prezzi sono già diminuiti di circa il 50%. Immaginate cosa accadrebbe se la produzione tornasse sui livelli precedenti.
Ma il vero pericolo è un altro: la distruzione dello status.
A Miami si vedono ormai enormi bracciali di diamanti che vent’anni fa sarebbero costati un milione di dollari e che oggi possono essere acquistati al prezzo di un Rolex usato. Quando ciò che dovrebbe rappresentare esclusività diventa accessibile a tutti, l’ostentazione perde valore.
È esattamente ciò che accadde alle perle: dall’alta società al simbolo della signora antiquata nel giro di mezzo secolo.
I diamanti rischiano lo stesso destino. Prima perderanno valore economico. Poi perderanno prestigio sociale. E quando una merce nata per comunicare ricchezza comincia invece a comunicare cattivo gusto, non c’è taglio della produzione che possa salvarla.
LA SASSATA

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