Dietro i bond ci sono sempre i cannoni

Dietro i bond ci sono sempre i cannoni

23 agosto 2026

Quando Donald Trump lascia intendere che dietro il mercato dei Treasury americani ci sia anche la potenza militare degli Stati Uniti, molti raffinati osservatori sorridono. Ma il punto è meno assurdo di quanto sembri: i mercati finanziari non vivono nel vuoto. Dietro una moneta, un’obbligazione sovrana e un ordine economico internazionale c’è sempre, in ultima istanza, una struttura di potere.

Gli Stati Uniti non sono diventati egemoni grazie al neoliberismo. Prima hanno vinto la Seconda guerra mondiale attraverso la forza militare, poi hanno costruito un’architettura internazionale sotto la propria protezione, quindi hanno prevalso nella Guerra fredda combinando capacità economica, deterrenza nucleare e proiezione militare. Solo successivamente hanno edificato sopra questa struttura l’ordine neoliberale.

Il problema è aver confuso la villa con le fondamenta. Il mercato globale apparentemente neutrale funzionava perché qualcuno garantiva rotte commerciali, alleanze, sicurezza e soprattutto l’ordine monetario e finanziario che lo sosteneva.

Qui torna sorprendentemente attuale Carl Schmitt, giurista e teorico politico tedesco, con la sua celebre idea secondo cui sovrano è chi decide sullo stato di eccezione. La sovranità, prima ancora delle procedure, nasce dalla capacità concreta di imporre una decisione quando le regole ordinarie smettono di funzionare.

Ecco perché la capacità militare americana interessa anche chi compra obbligazioni. Se Washington può ancora proiettare potenza globale, proteggere alleati, controllare snodi strategici e imporre costi agli avversari, questa capacità entra indirettamente nel valore dell’architettura finanziaria americana. Se invece quella capacità diminuisce, cambiano anche le fondamenta geopolitiche sulle quali poggiano dollaro e Treasury.

Gli Stati Uniti sembrano infatti tornare apertamente dalla ricerca dell’efficienza alla ricerca della potenza. Significa politica industriale, intervento pubblico, sicurezza delle catene di approvvigionamento e uso della finanza come strumento geopolitico. E significa probabilmente anche maggiore interventismo sui mercati.

Dal 2008 l’idea del mercato completamente autonomo è già stata demolita dalle banche centrali. Il prossimo passaggio potrebbe essere ancora più radicale: osservare cosa accadrà alla Federal Reserve (Fed), la banca centrale americana, e al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.

Perché quando l’ordine internazionale si incrina, riemerge ciò che decenni di globalizzazione avevano nascosto: dietro i bond ci sono le banche centrali. Dietro le banche centrali ci sono gli Stati.

E dietro gli Stati, quando arriva davvero lo stato d’eccezione, ci sono ancora carri armati, missili e portaerei.