Difesa, l’ agonia del Cocer, tra gli errori madornali della Trenta, il disinteresse di Giorgetti e le sabbie mobili da cui cerca di uscire il generale Rossi

Diciamo che l’ex ministro pentastellato Elisabetta Trenta ci ha messo molto della sua inesperienza ed e’ stata la prima a dare il la’ al disastro, provocando l’inesorabile declino del Cocer (Consiglio Centrale della Rappresentanza dei Militari formato da cinque sezioni: Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza). Purtroppo la Trenta -forse per captatio benevolentiae- ha autorizzato i militari a fare associazioni sindacali senza che ci fosse ancora la legge. C’è’ stato pertanto uno sbilanciamento tra i carabinieri – gli unici che non avevano il sistema stipendiale NOIPA del ministero delle finanze e dunque  potevano fare le trattenute direttamente col CNA di Chieti (Centro Nazionale Amministrativo) – che quindi hanno potuto mietere tessere a gogo, girando per tutte le caserme d’Italia, avendo molto più tempo e regole meno rigide per attrarre consensi.

I numeri parlano chiaro: i Carabinieri hanno circa 35 mila tesserati, la Marina ha meno del 10 per cento, cioè circa 3 mila iscritti su un totale di quasi 40 mila; l’Esercito non raggiunge i 10 mila iscritti su un totale di quasi 100.000effettivi; l’Areonautica sta su 5000 iscritti su quasi 40 mila di organico, ma in generale pochi sono ancora gli  iscritti perché  manca la cultura della rappresentanza e tende a prevalere uno scetticismo di fondo.

Questi dati non sono fine a se stessi, ma si sta andando incontro alla contrattazione come annunciato dalla Meloni. La stagione contrattuale 22-24 prevede ben 1 miliardo e 450 milioni da contrattualizzare. All’ultimo incontro con la presidente Meloni,  il Cocer si è dichiarato pronto alla trattativa e alla firma essendo una istituzione compatta.

Con i numeri citati prima, tuttavia, le tre forze armate saranno fortemente svantaggiate nelle trattative rispetto alle forze di polizia a ordinamento civile (che hanno oltre il 50 per cento dei tesserati) e ai carabinieri. Numeri che sono importanti per decidere le indennità da prendere. E quindi le forze armate non potranno essere competitive nella contrattazione.

Questa situazione di anarchia e confusione nella gestione nasce essenzialmente dal cortocircuito tra ministero della Difesa e ministero dell’Economia. E soprattutto dalla mancanza di un regolamento interministeriale  che regoli la vita dei nuovi sindacati militari. E’un vuoto legislativo grave, e di  non poco conto che sta creando un altro vuoto: quella della rappresentatività fra i militari dopo 45 anni onorevoli di Cocer.

Dall’altro lato, questo vuoto ingenera confusione sulla vita quotidiana dei militari e dei rispettivi comandi che non sanno come approcciarsi al caso e come gestire la vita rappresentativa.

Ad esempio: non è ancora uscito il decreto che regola l’attività sindacale nei teatri operativi e sulle navi; quindi, oggi che c’è’ il Cobar, la rappresentanza esiste, ma  finché non uscirà il decreto legislativo m, non ci sarà una tutela degli equipaggi se non quella del comandante. Esempio: se esce acqua gialla dai rubinetti sulla nave chi se ne occupa? Se ci sono giubbotti antiproiettili non conformi alle norme, chi se ne occupa ?

Ma la cosa paradossale (e forse la più grave) e’ che in considerazione della diversità di stipendio dovuta al tipo di impiego, il ministero delle finanze sta unilateralmente decidendo la quota da far pagare, maggiore per chi fa sacrifici rispetto a coloro che stanno fermi. I reparti operativi (vedi i carristi) pagano di più perché la quota e’ proporzionale al totale della busta paga percepita.

Questa cosa della quota avrebbe dovuto risolverla il regolamento interministeriale. Che però non c’è’ ancora.

Il ministero dellEconomia calcola  il totale della busta paga e trattiene per la rappresentanza lo 0,5 % di quel totale. A prescindere dalle voci. Viceversa, la cifra della trattenuta sindacale dovrebbe essere uguale per tutti e stabilita da questo regolamento interministeriale che ancora non esce.

Il ministero della Difesa con circolare di fine dicembre 2023 ha chiarito quali devono essere le voci a cui applicare lo 0,5 per cento e sono:

– assegni fissi e pensionabili al netto delle ritenute fiscali e previdenziali, riferendosi alla indennità di base senza maggiorazioni

– stipendio parametrale

– importo aggiuntivo pensionabile

– indennità mensile pensionabile

– indennità di vacanza contrattuale

– indennità di impiego operativo di base

– retribuzioni individuali di anzianità fino al grado di capitano quindi ai non dirigenti.

Invece il Ministero delle Finanze tira la riga e prende 0,5 sul totale per tutti fregandosene di ciò che la gente sottoscrive.

Questo perché ? Paradosso e’ che si vuole chiudere una partita gloriosa quella del Cocer, perfettamente funzionante, senza aver pianificato e risolto quella successiva della rappresentanza sindacale. Eppure di consiglieri influenti e competenti ce ne dovrebbero stare molti nelle segrete stanze del ministero se si pensa che ancora aleggia il nome di Rossi, ex-presidente del Cocer dell’Esercito, eletto deputato con Scelta Civica, nominato sottosegretario col governo Gentiloni e col governo Renzi, candidato al comune di Roma nella lista Michetti:  insomma, dotato di un curriculum di tutto rispetto.

Tanto è vero che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, l’ha nominato (e a titolo gratuito) il 17 gennaio dell’anno scorso “consigliere per le tematiche correlate ai rapporti con le rappresentanze sindacali dei militari”.

Ma per i miracoli ancora non è riuscito ad attrezzarsi. E se Crosetto non dara’ una svegliata al suo collega Giancarlo Giorgetti, i problemi dei militari continueranno a restare inevasi.

 

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