DL “Sostegno”: Esercito in prima linea, ma non nei finanziamenti

La bozza del Decreto-legge “Sostegno” del primo marzo 2021 è quanto di più iniquo e discriminatorio sia mai stato partorito. Fortunatamente, si tratta solo di una bozza. E c’è tempo per correggere il tiro, ma occorre chiedersi se lo si voglia fare davvero.

In sintesi: il DL Sostegno stanzia ulteriori 93 milioni di euro utili a remunerare le indennità di ordine pubblico e il compenso derivante dal lavoro straordinario del personale delle Forze di Polizia. Ebbene, siamo di fronte all’ennesimo caso di disparità di contributi stanziati tra Esercito e Forze di Polizia.

Nel giorno della festa internazionale della donna verrebbe da dire che gli atavici problemi di trattamento salariale colpiscono ancora una volta le donne, in questo caso specifico con le stellette, discriminazione estesa anche agli uomini, per par condicio, a fronte di una evidente e reiterata tendenza a privilegiare una categoria piuttosto che un’altra.

L’Esercito ha schierato il suo personale medico e non solo nella lotta al Covid. Il Generale Francesco Figliuolo, fresco di nomina a Commissario per l’emergenza, sta già mettendo in piedi quella che sarà la più grande campagna vaccinale della storia, utilizzando ogni tipo di infrastruttura affinché, alla fine dell’estate, buona parte della popolazione italiana possa ricevere il siero anti-Covid. Ha eliminato quelle tristissime primule, superflue come chi le ha ideate, per lasciare spazio alla concretezza, che è tipica del personale con le stellette.

Applausi, attestati di stima, ancora applausi, cabine di regia, lodi all’Esercito per il suo straordinario impegno, immagini dell’Ospedale militare del Celio in pieno fermento, alla stregua di un’ape operaia, e poi? La doccia fredda. Il voler rimarcare la differenza, preferire un figlio all’altro.

Da uno Stato, come quello italiano, che ha fatto della democrazia il suo baluardo, si deve pretendere che il concetto democratico venga applicato in ogni ambito, ed in ogni settore. Diversamente, si tratta dell’ennesimo sostantivo infarcito di retorica, rispolverato solo nelle grandi occasioni ma poi, nei fatti, l’uguaglianza resta solo sulla carta.

Alla luce del cambio di Governo, dal Conte bis al Draghi (uno?), cosa è cambiato in termini qualitativi se chi non ha mosso un dito di fronte alle umilianti condizioni economiche (ricordiamo ancora lo scempio di “Strade sicure” con l’Esercito con il cappello in mano a chiedere, legittimamente, che gli venisse dato il famoso aumento salariale corrispettivo delle ore lavorate) è rimasto al proprio posto, incurante delle lamentele del proprio personale?

Delle due l’una: o il problema è il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, oppure è l’Amministrazione che non ha capacità di farsi valere. In ogni caso, in questo Governo dei migliori c’è un grosso problema.

Alla luce dell’articolato che non menziona nel novero degli “eletti” l’Esercito, la Rappresentanza Militare ha avanzato richieste incessanti, comunicati stampa ed appelli all’Autorità politica di riferimento, evidenziando la mancanza di adeguati compensi per il proprio personale.

È evidente che qualcosa strida in tutto ciò, e sarebbe anche un’offesa alla nostra intelligenza chiedere delle spiegazioni che, sicuramente, saranno la solita e ritrita solfa che è già stata propinata in passato.

Il fatto che l’Esercito sia sempre in prima linea e che non si tiri mai indietro di fronte alle necessità è un dato di fatto, come lo è pure che “debba farlo” per giuramento e che “voglia farlo” per amore del popolo che rappresenta, ma ciò non significa che il Governo possa attuare un simile trattamento. È inaccettabile ma, soprattutto, offensivo.

In molti dicono che Draghi rappresenti la svolta, quell’ora o mai più che l’Italia aspetta da tempo. Bene, facciamo in modo che lo sia davvero e non resti, come quelle del passato, una semplice meteora.

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