DOCUMENTI OMESSI E BONUS DELL’AD: ECCO PERCHE’ GARRONE NON SARA’ PIU’ PRESIDENTE DEL SOLE24ORE

DOCUMENTI OMESSI E BONUS DELL’AD: ECCO PERCHE’ GARRONE NON SARA’ PIU’ PRESIDENTE DEL SOLE24ORE

03 aprile 2025

In queste ore il Presidente del Sole 24 Ore Edoardo Garrone ha fatto sapere di non essere disponibile a presiedere il prossimo consiglio di amministrazione della società.

L’imprenditore ha parlato di divergenze sulle politiche di bilancio all’interno del cda, facendo automaticamente calare ombre in tema di trasparenza e corretto operato di alcuni.

Al centro della vicenda ci sarebbero infatti l’omissione di informazioni che riguardano in particolare la vicenda della vendita della Business School del Sole.

Andiamo con ordine. Nel 2017 la storica 24 Ore Business School viene venduta al fondo inglese Palamon a un prezzo (80 milioni) e due condizioni. Prima: il Sole non poteva rientrare nel campo delle business school per i 5 anni successivi. Seconda: passati i cinque anni poteva ricostruire la sua scuola ma senza utilizzare nomi simili a quello che avevano già venduto.

Cinque anni dopo l’ad del Sole, Mirja Cartia d’Asero, si adopera per montare una nuova scuola che chiama Sole 24 Ore Formazione e invita alcuni operatori specializzati per stipulare una partnership.

Tra questi c’è Multiversity, una società del fondo Cvc. Al tempo, è l’estate 2022, nel Cda del Sole siede anche Fabio Vaccarono, stimato manager, già amministratore delegato di Multiversity dal 2021, che dichiara un potenziale conflitto d’interessi e non partecipa ai Cda che decidono sulla gara, poi vinta dalla società di formazione di CVC.

Nel frattempo, però, il fondo Palamon decide di esercitare i suoi diritti acquisiti nell’acquisto di 24 Ore Business School. Secondo gli inglesi il nuovo nome scelto da Mirja – Sole 24 Ore Formazione – è in conflitto con gli accordi stipulati. Palamon fa causa al Sole.

Qualche mese dopo, a inizio 2024, il fondo vende 24 Ore Business School a Digit’ed, una società del fondo Nextalia, creatura di Francesco Canzonieri, partecipata da investitori istituzionali importanti come Intesa Sanpaolo. Nextalia, dunque, eredita la causa intentata da Palamon.

Gli studi legali iniziano a lavorare e i difensori del Sole, dello Studio Lombardi, avvertono che in effetti l’andamento del tribunale potrebbe tendere a dare ragione a Palamon-Nextalia.

Della cosa viene informata l’amministratrice del Sole che si allarma. Il clima si surriscalda al punto da coinvolgere anche la proprietà di Multiversity.

Alla fine la decisione è mettere la polvere sotto il tappeto e Mirja riceve un parere scritto dallo Studio Lombardi che non parla della possibilità di perdere la causa. Il parere viene portato all’attenzione del cda del Sole e l’ad non è costretta a mettere a bilancio un fondo rischi per l’eventuale perdita della causa (che vale circa 65 milioni).

È a questo punto che entra in scena Edoardo Garrone. Tre mesi fa il presidente si reca dal collegio sindacale ed esprime le sue preoccupazioni per alcune verità forse omesse ai membri del consiglio.

Il collegio sindacale è tenuto per legge ad indagare e scopre, audendo il capo dell’ufficio legale del Sole, che il parere di Lombardi è stato “indirizzato”. A questo punto parte una segnalazione alla Consob che apre l’istruttoria. L’esito è che ci sono ben 7 disallineamenti informativi.

Così, quando il 19 marzo scorso l’ad porta in cda il bilancio, il documento viene approvato con il voto contrario del presidente Garrone e di un altro consigliere: non avendo costituito quel fondo rischi, per lui il bilancio non era corretto.

Non si era mai visto un presidente votare contro il bilancio della propria società. E tanta curiosità ha destato la cosa che Garrone è stato costretto a fare dichiarazioni pubbliche e ad annunciare la sua incandidabilità nel prossimo board, che sarà nominato tra poche settimane.

Resta la domanda sul perché l’attuale ad (ormai in uscita, si attende Federico Silvestri) abbia deciso di non inserire il fondo rischi per la causa inerente il nome della business school.

I più maligni dicono che se lo avesse fatto non avrebbe raggiunto il bonus di fine mandato milionario che le spetterebbe e che, è ovvio, è legato ai risultati di bilancio.