Druzhba, la crepa invisibile tra Kiev e Bruxelles

Druzhba, la crepa invisibile tra Kiev e Bruxelles

01 aprile 2026

C’è un momento, nei conflitti lunghi, in cui le crepe non si aprono sul fronte, ma dietro le linee. Silenziose, ma più rivelatrici. Il caso del blocco all’accesso europeo al gasdotto Druzhba è una di queste crepe.

Per la prima volta, a Bruxelles filtra irritazione verso Kiev. Non dichiarata apertamente, ma abbastanza esplicita da trapelare nei retroscena. Funzionari europei lasciati in attesa per settimane, senza autorizzazione a ispezionare un’infrastruttura critica che trasporta petrolio russo verso Ungheria e Slovacchia. La reazione? Smarrimento. “Non capiamo il gioco ucraino”.

In realtà, il gioco è chiarissimo. Ed è guerra.

Dal punto di vista di Kiev, bloccare, rallentare, opacizzare i flussi energetici russi verso l’Europa è perfettamente coerente con la strategia adottata fin dall’inizio del conflitto: colpire le entrate di Mosca, anche a costo di creare attriti con partner formalmente alleati. Gli attacchi a terminal petroliferi russi vanno nella stessa direzione. Il messaggio è lineare: ogni barile che arriva in Europa è ossigeno per il Cremlino.

Il nodo è che questa logica collide con gli interessi di una parte dell’Unione. In particolare di Budapest, che tiene bloccato un pacchetto da 90 miliardi destinato proprio all’Ucraina. Un veto che difficilmente si sbloccherà prima delle elezioni ungheresi. Nel frattempo, Kiev respira grazie alla linea di credito del FMI. Sufficiente per guadagnare tempo. Non per allinearsi.

E allora la narrativa europea – “riaprire Druzhba conviene a tutti” – suona più come un riflesso condizionato che come un’analisi. Conviene a chi? Sicuramente agli importatori. Meno a chi combatte una guerra esistenziale.

Qui sta il punto strategico. Volodymyr Zelensky è stretto in una morsa: ha bisogno dei fondi europei, ma non può permettersi che l’Europa ricada, anche solo marginalmente, nella dipendenza energetica da Mosca, proprio mentre prezzi elevati rendono quella dipendenza nuovamente “tollerabile”.

Il precedente Nord Stream aleggia come un fantasma. Infrastrutture energetiche trasformate in obiettivi. Verità opache. Responsabilità mai chiarite fino in fondo. Pensare che tutti gli attori coinvolti abbiano interesse a “far emergere la verità” è, nella migliore delle ipotesi, ingenuo.

Quello che emerge, invece, è un dato più strutturale: l’allineamento tra Unione Europea e Ucraina non è perfetto. Non lo è mai stato. E con il prolungarsi del conflitto, queste divergenze tenderanno ad ampliarsi.

Questa non sarà l’ultima crepa. Sarà solo la più visibile.