
Ranucci, “il più autorevole giornalista d’inchiesta” specializzato nel linciaggio di tutto ciò che è di destra
Quando si dice una spettacolare “faccia di bronzo” (occhio ai refusi). Cioè Sigfrido Ranucci, vice-direttore Rai “ad personam” (per specchiati meriti professionali, si capisce) e padre padrone di “Report”.
Recentemente ha scritto un libro che già dal titolo è tutto un programma, “Il ritorno della casta”, dove denuncia il presunto “piano eversivo” della destra contro la magistratura, sfociato nel referendum sulla giustizia.
Peccato che se esiste una casta è proprio quella dei giudici, parecchi dei quali appartenenti alla sottocasta che è una vera e propria cintura di sicurezza per consentire a Ranucci e a tutto il giornalismo d’inchiesta rigorosamente di sinistra di portare avanti i linciaggi mediatici senza doverne mai pagare le conseguenze.
E l’ultima puntata di “Report” ne è la migliore dimostrazione. Perché si è trasformata in un attacco frontale contro il presidente del Senato, Ignazio La Russa, attraverso macchinose e faziosissime ricostruzioni circa i presunti favoritismi esercitati nelle vicende giudiziarie e professionali dei suoi tre figli. Favoritismi conditi da interferenze, intromissioni e dichiarazioni pubbliche che avrebbero addirittura fatto perdere alla seconda carica dello Stato il presupposto di “terzieta’” che dovrebbe invece caratterizzare l’alta funzione di “supplente” del Presidente della Repubblica. Questo, naturalmente, attraverso il giudizio di uno sconosciuto ai più professore di diritto costituzionale dell’Universita di Torino.
A parte le macchinose e faziosissime ricostruzioni delle vicende giudiziarie e professionali dei tre figli di La Russa, sono i “tagli” alle interviste con il ministro Andrea Abodi e con l’ex-comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette (in quanto già commissario straordinario dell’ACI) a risultare scandalosi per una trasmissione del servizio pubblico.
Ad esempio, la spiegazione che l’ACI è un ente di diritto pubblico e quindi soggetto ai limiti delle riconferme dei presidenti oltre il terzo mandato; e quindi non regge il paragone con le federazioni sportive, che sono invece enti di diritto privato.
Ad esempio, che i ricorsi dell’ex-presidente Sticchi Damiani contro i provvedimenti di commissariamento di Abodi sono stati tutti respinti dalla giustizia amministrativa.
Ad esempio che il ministro aveva negato di aver mai detto allo stesso Sticchi Damiani che “i La Russa lo volessero fuori dall’ACI”.
Particolari trascurabili, non vi pare?
E Del Sette non è stato meno sfortunato, vedendosi ridotta a pochi secondi un’intervista di tre quarti d’ora.
Dove aveva, tra l’altro, denunciato i guadagni “monstre” di Sticchi Damiani all’ACI e come presidente della SARA e i risparmi stabiliti con la nuova gestione.
Adesso c’è molta curiosità di sapere cosa ne pensi l’ineffabile AD Rai, Giampaolo Rossi, di questo brillante esempio di giornalismo d’inchiesta di cui si è reso protagonista Ranucci. E soprattutto cosa ne pensi del controllo editoriale sui servizi di Report sui quali dovrebbe vigilare il direttore (si fa per dire) dell’approfondimento, Paolo Corsini, Per ora, sipario.


