E.F.LASCIA CONFINDUSTRIA ENERGIA: LA RABBIA DEGLI ELETTRICI CHE NON SI SENTONO RAPPRESENTATI

E.F.LASCIA CONFINDUSTRIA ENERGIA: LA RABBIA DEGLI ELETTRICI CHE NON SI SENTONO RAPPRESENTATI

03 novembre 2026

La decisione di Elettricità Futura di lasciare Confindustria Energia trasforma una disputa fiscale in una crisi di rappresentanza. L’associazione delle imprese elettriche non rinnoverà l’iscrizione alla federazione e ritirerà i propri rappresentanti dagli organi. La rottura arriva dopo la proroga fino al 2029 dell’Irap maggiorata per il settore, inserita nella manovra approvata dal Consiglio dei ministri.

L’aliquota sale dal 3,9 al 5,9 per cento: due punti in più che, secondo la relazione tecnica, dovrebbero garantire allo Stato circa 2,5 miliardi di euro nel triennio 2027-29. Il gettito stimato è di 734 milioni nel 2027, 874 nel 2028 e quasi 896 nel 2029. La maggiorazione investe gran parte della filiera: dall’estrazione di petrolio e gas alla produzione e distribuzione elettrica, fino al trasporto del gas e all’intermediazione energetica. Per le società regolate, il maggior costo non potrà essere trasferito sulle tariffe.

La misura arriva in un momento già difficile per gli operatori, alle prese con il decreto Bollette e con il tetto a 59 euro per megawattora al gas usato nelle centrali termoelettriche, concordato con la Commissione europea per 18 mesi. Ma il dissenso non è soltanto fiscale. Secondo le fonti citate da La Stampa, tra alcuni grandi associati si era accumulata insoddisfazione per le posizioni del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, sui costi dell’energia e per la sua dichiarata vicinanza ai consumatori nel confronto con i produttori.

Il malcontento nelle imprese della filiera elettrica e’ diffuso e va oltre i singoli provvedimenti. si tratta di un settore industriale di grande peso, primo per investimenti nel paese, eppure le posizioni assunte nel tempo dai vertici di confindustria hanno fatto sentire le aziende rappresentate da ef come un ospite sgradito all’interno di viale dell’astronomia. da qui la reazione.

Le imprese elettriche sostengono di avere già contribuito al contenimento dei prezzi e rivendicano il ruolo dei contratti di lungo periodo. Salvatore Pinto, presidente di Elettricità Futura, aveva ricordato che il comparto ha già pagato oltre 2 miliardi con il decreto Bollette e rappresenta il 4,4 per cento del Pil, con circa 600 mila occupati considerando l’indotto.

La filiera dichiara di essere pronta a investire 200 miliardi nei prossimi dieci anni, ma chiede condizioni favorevoli. La nuova imposta rischia di complicare proprio questo obiettivo: si chiede alle imprese di sostenere gli investimenti necessari alla transizione e alla sicurezza energetica, mentre si amplia il prelievo sul settore. L’uscita da Confindustria Energia segnala che, per Elettricità Futura, il problema non è più soltanto quanto pagare, ma chi difende gli interessi di chi produce energia.