Nord Stream, il gasdotto dell’ipocrisia

Nord Stream, il gasdotto dell’ipocrisia

03 novembre 2026

Prima Washington sanziona Nord Stream per liberare l’Europa dalla dipendenza dal gas russo. Poi un commando ucraino fa saltare il gasdotto, forse con l’aiuto dei servizi americani. Adesso gli Stati Uniti riscoprono il gas russo e lo mettono sul tavolo della pace. La diplomazia, quando serve, sa essere spudorata.

Secondo il Wall Street Journal, l’idea è stata discussa da Jared Kushner e Steve Witkoff con Kirill Dmitriev, consigliere economico di Vladimir Putin. Il piano? Riattivare le forniture e venderle attraverso intermediari americani, aggirando le sanzioni europee. Così Washington potrebbe convincere Mosca a fermare la guerra e, già che c’è, offrire agli investitori statunitensi un affare assai promettente.

È un copione che gli europei conoscono bene. Quando gli Stati Uniti sanzionarono l’operatore di Nord Stream, il Land Meclemburgo-Pomerania Anteriore inventò una fondazione per aggirare quelle stesse sanzioni. Oggi gli intermediari americani potrebbero fare lo stesso lavoro, ma con una benedizione politica. I principi, evidentemente, cambiano quando cambia chi incassa.

Bruxelles ha approvato l’uscita dal gas russo entro il prossimo anno. Un obiettivo che appare sempre meno credibile, mentre l’Europa entra nell’inverno con scorte ridotte, bilanci pubblici esausti e un sostegno all’Ucraina che si sfilaccia. In Germania, dopo cento miliardi di euro di aiuti a Kiev, il consenso per l’adesione ucraina all’Unione europea è sceso dal 61% del 2022 al 41%. Sugli aiuti militari il Paese è spaccato.

L’AfD ha capito l’aria che tira e prepara per la primavera un vertice ad Abu Dhabi con emissari americani e russi. Sul tavolo: Nord Stream e la cooperazione con Mosca. Non è solo politica estera: con le elezioni regionali di aprile, il gas può diventare una leva elettorale.

Il fronte ucraino è quasi fermo. Mosca non ha conquistato Kramatorsk e Sloviansk, ma Kiev non sembra in grado di ribaltare la situazione. L’Europa, intanto, non trova il consenso per nuovi prestiti e non riesce a sbloccare gli asset russi in Belgio.

Nessuna svolta europea è già scritta. Ma tra bollette, casse vuote, elezioni e pressione americana, la resistenza rischia di durare meno delle dichiarazioni. Il gas russo era una minaccia alla sicurezza europea. Ora, se passa da Wall Street, può diventare un piano di pace.