Emissioni di carbonio, l’Europa rinvia mentre l’industria paga il conto

Emissioni di carbonio, l’Europa rinvia mentre l’industria paga il conto

20 ottobre 2026

L’Unione europea continua a rinviare le decisioni mentre la crisi energetica erode la competitività del sistema industriale.

Il Consiglio europeo si è chiuso senza un accordo sul bilancio pluriennale e senza una soluzione definitiva sull’ETS, il sistema europeo che fissa un prezzo alle emissioni di gas serra attraverso lo scambio delle quote.

L’Italia chiedeva di posticipare dal 2028 al 2030 l’entrata in vigore dell’ETS2, che estenderà il prezzo della CO₂ ai combustibili usati nei trasporti stradali e nel riscaldamento degli edifici. Bruxelles ha promesso una revisione, senza fissare una scadenza.

Le aste delle quote dovrebbero però iniziare già nel 2027, rendendo ogni ulteriore rinvio più difficile sul piano politico e finanziario.

Giorgia Meloni ha ottenuto una concessione: la possibilità di compensare i produttori di elettricità alimentati a gas quando il prezzo del combustibile supera i 59 euro per megawattora. Una soglia che rende la misura subito rilevante, con le quotazioni europee attuali superiori di circa 30 euro.

Resta irrisolto il nodo centrale: il costo delle quote di CO₂ si trasferisce sul prezzo all’ingrosso dell’elettricità attraverso il meccanismo del prezzo marginale.

L’Europa continua così a difendere un sistema che aumenta i costi energetici proprio mentre chiede alle imprese di competere con Stati Uniti e Cina. La transizione energetica rischia di trasformarsi in una tassa permanente sulla competitività europea.

Una precisazione tecnica: ETS ed ETS2 sono sistemi distinti. Il primo riguarda principalmente industria, produzione elettrica, aviazione e trasporto marittimo; il secondo interesserà soprattutto i combustibili usati negli edifici e nei trasporti stradali. Il costo della CO₂ incide sul prezzo dell’elettricità attraverso l’ETS esistente, non attraverso l’ETS2.

Eppure la soluzione, almeno per attenuare questo effetto, sarebbe semplice: usare le entrate che lo Stato incassa dalle aste delle quote ETS per ridurre il costo dell’elettricità. In questo modo, una parte del gettito generato dal sistema tornerebbe a imprese e consumatori sotto forma di sconti in bolletta.