
Il gas rilancia il carbone europeo
La crisi globale del gas sta restituendo redditività alle centrali a carbone che l’Europa aveva iniziato a considerare un residuo del passato. In Germania e Polonia, dove si concentra gran parte della capacità ancora disponibile, gli impianti a carbone tornano utili proprio mentre si avvicina l’inverno: il gas costa di più e il GNL fatica a uscire dallo Stretto di Hormuz.
In Germania, il margine di produzione delle centrali a lignite ha raggiunto questo mese i 64 euro per megawattora, contro zero nello stesso periodo dello scorso anno. Secondo Energy Aspects, gli spread dovrebbero restare elevati fino a marzo.
Non è una svolta strutturale a favore del carbone. La domanda europea continua a diminuire, ma il calo sarà meno marcato del previsto: nel 2026 dovrebbe attestarsi a 276 milioni di tonnellate, contro i 292 milioni del 2025. I prezzi più alti del gas riducono la convenienza della generazione a gas e riportano in servizio capacità a carbone rimasta disponibile.
La crisi energetica mostra così il limite di una transizione costruita anche sulla progressiva chiusura delle centrali convenzionali: quando le forniture si contraggono e il gas rincara, la rete ha ancora bisogno di impianti in grado di garantire elettricità e stabilità. Un inverno rigido potrebbe inoltre spingere temporaneamente i consumi di carbone oltre le attese.
Insomma, il carbone torna perché, davanti a una scarsità di gas, le alternative si restringono. La sicurezza della rete e la disponibilità di energia finiscono così per prevalere, almeno nell’emergenza, sulla traiettoria di riduzione delle emissioni.


