EU, l’illusione del “Sell America” come risposta sulla Groenlandia

EU, l’illusione del “Sell America” come risposta sulla Groenlandia

22 gennaio 2026

L’idea che l’Europa possa rispondere alla pressione americana sulla Groenlandia “vendendo l’America” è una fantasia rassicurante, ma resta appunto una fantasia. Sulla carta, l’argomento sembra potente: l’UE detiene circa 14.000 miliardi di dollari tra azioni e bond USA, mentre Washington ha una posizione patrimoniale netta negativa verso il resto del mondo. Nella realtà, però, quel saldo non nasce da scelte finanziarie reversibili a piacimento, ma da decenni di deficit commerciali statunitensi. E i deficit non si smontano con un click.

I casi simbolici dei fondi pensione danesi e svedesi che annunciano dismissioni di Treasury hanno un valore politico, non sistemico. I mercati USA sono i più profondi al mondo, i Treasury sono implicitamente garantiti dalla Fed e, soprattutto, ogni vendita ha un compratore. Se non è europeo, sarà americano o asiatico. Il risultato aggregato cambia poco o nulla. Per “vendere davvero l’America”, l’Europa dovrebbe smettere di esportare verso i consumatori statunitensi. Ma sono proprio quelle esportazioni – auto tedesche, farmaci, beni di lusso – che tengono in piedi interi settori industriali europei.

Il paradosso è tutto qui: l’indebitamento estero degli Stati Uniti è il rovescio della dipendenza europea dalla domanda americana. Finché quella relazione resta intatta, i dollari continueranno a tornare indietro sotto forma di investimenti finanziari. Anche un sell-off coordinato colpirebbe più le azioni che i bond, dato il peso della tecnologia USA nei portafogli globali. Ma perché fondi e assicurazioni europee dovrebbero auto-infliggersi perdite sui loro asset migliori?

Il punto vero è che la leva finanziaria non è una leva strategica credibile. È rapida, rumorosa, ma sterile. Se l’UE vuole ridurre la propria vulnerabilità, deve fare l’opposto: rafforzare la domanda interna, ricostruire capacità industriali, ridurre la dipendenza tecnologica e difensiva dagli Stati Uniti. Tutto questo richiede tempo, soldi e scelte politiche dolorose. Molto più facile evocare il “Sell America”.

Ma nel confronto sulla Groenlandia – e più in generale nel mondo che entra apertamente nella logica della coercizione economica – le scorciatoie non funzionano. L’Europa può agitare i mercati. Non può riscrivere i fondamentali. E confondere le due cose è il modo più sicuro per perdere la partita.