
EU, l’illusione del “Sell America” come risposta sulla Groenlandia
L’idea che l’Europa possa rispondere alla pressione americana sulla Groenlandia “vendendo l’America” è una fantasia rassicurante, ma resta appunto una fantasia. Sulla carta, l’argomento sembra potente: l’UE detiene circa 14.000 miliardi di dollari tra azioni e bond USA, mentre Washington ha una posizione patrimoniale netta negativa verso il resto del mondo. Nella realtà, però, quel saldo non nasce da scelte finanziarie reversibili a piacimento, ma da decenni di deficit commerciali statunitensi. E i deficit non si smontano con un click.
I casi simbolici dei fondi pensione danesi e svedesi che annunciano dismissioni di Treasury hanno un valore politico, non sistemico. I mercati USA sono i più profondi al mondo, i Treasury sono implicitamente garantiti dalla Fed e, soprattutto, ogni vendita ha un compratore. Se non è europeo, sarà americano o asiatico. Il risultato aggregato cambia poco o nulla. Per “vendere davvero l’America”, l’Europa dovrebbe smettere di esportare verso i consumatori statunitensi. Ma sono proprio quelle esportazioni – auto tedesche, farmaci, beni di lusso – che tengono in piedi interi settori industriali europei.
Il paradosso è tutto qui: l’indebitamento estero degli Stati Uniti è il rovescio della dipendenza europea dalla domanda americana. Finché quella relazione resta intatta, i dollari continueranno a tornare indietro sotto forma di investimenti finanziari. Anche un sell-off coordinato colpirebbe più le azioni che i bond, dato il peso della tecnologia USA nei portafogli globali. Ma perché fondi e assicurazioni europee dovrebbero auto-infliggersi perdite sui loro asset migliori?
Il punto vero è che la leva finanziaria non è una leva strategica credibile. È rapida, rumorosa, ma sterile. Se l’UE vuole ridurre la propria vulnerabilità, deve fare l’opposto: rafforzare la domanda interna, ricostruire capacità industriali, ridurre la dipendenza tecnologica e difensiva dagli Stati Uniti. Tutto questo richiede tempo, soldi e scelte politiche dolorose. Molto più facile evocare il “Sell America”.
Ma nel confronto sulla Groenlandia – e più in generale nel mondo che entra apertamente nella logica della coercizione economica – le scorciatoie non funzionano. L’Europa può agitare i mercati. Non può riscrivere i fondamentali. E confondere le due cose è il modo più sicuro per perdere la partita.


