Groenlandia: la tregua di Rutte e l’illusione europea dell’autonomia strategica

Groenlandia: la tregua di Rutte e l’illusione europea dell’autonomia strategica

22 gennaio 2026

Il compromesso sulla Groenlandia è arrivato, ed è arrivato esattamente nella forma che Sassate aveva anticipato. Mark Rutte ha offerto a Donald Trump una soluzione “immobiliare”, più che diplomatica, e Trump ha fatto marcia indietro: niente minaccia militare, niente dazi. Daddy-diplomacy, l’hanno chiamata. Ridicola? Forse. Eppure ha funzionato.

Ma sarebbe un errore colossale archiviare l’episodio come una farsa. Le cicatrici restano. Non verrà dimenticato che un presidente americano ha minacciato l’uso della forza contro un Paese Nato. Né che il segretario al Commercio USA, Howard Lutnik, abbia detto agli europei: “Economicamente siete morti”. Secondo Reuters, Lagarde ha lasciato la sala. Il discorso è degenerato in proteste. La cena è stata interrotta. Non diplomazia: pandemonio.

Soprattutto, la questione Groenlandia non è affatto risolta. L’ipotesi più plausibile è quella di una concessione permanente del territorio: una sorta di Guantanamo artico. Formalmente la sovranità resterebbe a Danimarca e Groenlandia, ma nella sostanza gli Stati Uniti otterrebbero un controllo irreversibile su porzioni dell’isola. Trump lo ha detto chiaramente a Davos: “per sempre”. Questo non è un dettaglio giuridico, è una rinuncia di fatto alla sovranità. E non è chiaro se Copenhagen e Nuuk abbiano davvero firmato per questo.

Nel frattempo, l’alleanza occidentale scricchiola. Il Parlamento europeo ha sospeso la ratifica dell’accordo commerciale negoziato da von der Leyen con Trump. Se l’amministrazione USA dovesse ritenere l’UE colpevole di pratiche sleali, potrebbe attivare l’Articolo 301 del Trade Act del 1974, aggirando qualsiasi sentenza della Corte Suprema. Il rischio di una nuova guerra commerciale è reale.

E qui arriva il nodo vero: l’illusione di una Nato europea senza gli Stati Uniti. Se ne parla, anche seriamente. Ma è un’illusione. La dipendenza europea non è solo militare, è industriale e tecnologica. Anche quando compriamo “europeo”, compriamo americano: software, componenti critici, manutenzione, aggiornamenti. Senza il consenso di Washington, gran parte dell’hardware militare europeo diventa carta straccia.

La Groenlandia ha comprato tempo. Ma il tempo, da solo, non è una strategia.