FINCANTIERI: la pericolosa incoerenza della sindaca di Monfalcone, i danni che provoca e che potrebbe ancora provocare

C’è chi predica bene e razzola male, e chi predica male e razzola ancor peggio.E sembra proprio caso del Sindaco di Monfalcone, Anna Maria Cisint.
Monfalcone, comune di 30mila anime in provincia di Gorizia, è sempre stata nota per essere la capitale mondiale delle navi da crociera, che vengono costruite qui nel più grande e moderno cantiere navale d’Europa.
Monfalcone di fatto non esisterebbe senza lo storico stabilimento Fincantieri, attorno al quale si è sviluppata e senza il quale non vivrebbe.
Ma da qualche mese a questa parte è salita all’onore delle cronache, finendo perfino sul Financial Times, non per le navi più belle e iconiche che solcano i mari e gli oceani dell’intero globo, bensì per il suo agguerrito Sindaco, la Cisint;  che per evidenti e palesi motivi elettorali (e presumibilmente anche per ritagliarsi un ruolo non più solo locale ma nazionale e forse europeo all’interno del suo partito, la Lega), ha deciso di sfruttare e strumentalizzare la Fincantieri (per i monfalconesi, o bisiacchi che dir si voglia, è un pò come la Fiat per Torino negli anni d’oro).
Come? Dichiarando guerra ai lavoratori stranieri del cantiere, accusati  di ogni possibile nefandezza, finanche di sovversione e quant’altro.
In poche parole, la Cisint, cui di recente e’ stata pure assegnata una scorta per presunte minacce subite da non meglio identificati fondamentalisti islamici, non solo non ringrazia Fincantieri per il lavoro, gli investimenti, e le enormi ricadute economiche che porta in dote al territorio e al suo indotto (basti pensare che nei picchi più alti il cantiere da’ lavoro a 8mila persone (che diventano tre volte tanto considerando la filiera). Per non parlare del valore economico generato per tutta la regione e per l’intero Paese,  dal momento che una sola nave può costare oltre 1 miliardo di euro e che per ogni euro investito Fincantieri ne genera 4,5 sul territorio.
Eppure, per tirare la volata alle sue smanie di visibilità e potere, la sindaca è arrivata ad accusare Fincantieri di assumere solo lavoratori stranieri,  i quali rappresenterebbero una minaccia per la sicurezza della città.
Ora, a parte alcune affermazioni degne di Goebbels, il problema è nel fatto che le argomentazioni agitate dalla virulenta prima cittadina non stanno nè in cielo nè in terra.
Intanto perchè non si è mai visto un sindaco scagliarsi contro i propri lavoratori, di cui semmai dovrebbe andar fiera. Perché un conto è stigmatizzare gli immigrati clandestini o quelli che delinquono (e in questo ha tutte le ragioni del mondo), altro è invece denigrare a priori degli onesti e laboriosi operai dei cantieri navali che hanno l’unica colpa di provenire dal Bangladesh o da altre nazioni.
Se, inoltre, fosse possibile sostituirli con operai italiani, tutti ne sarebbero ovviamente felici: peccato che di italiani disposti a fare gli operai non se ne trovino più, così come la stessa Fincantieri denuncia da tempo, investendo nella formazione di manodopera che però è sempre più straniera.
Peraltro è singolare come la Sindaca , che forse ha la memoria corta, non ricordi che fino a una ventina d’anni fa, quando cioè gli operai immigrati a Monfalcone erano italianissimi e partenopei, le tensioni dei monfalconesi doc non si rivolgevano contro i pacifici operai del Bangladesh, bensì proprio contro gli “immigrati” napoletani.
E non finisce qui, visto che la Cisint, imbeccata da un qualche maldestro suggeritore, ha avuto pure l’ardire di pubblicare una lettera dove lodava, con spirito ben poco nazionale, il cantiere francese competitor di Fincantieri, Chantier de l’Atlantique a Saint Nazaire, per le sue politiche di integrazione, denigrando automaticamente Fincantieri.
Peccato che anche qui la verità sia esattamente opposta: a Monfalcone chi fa welfare, supplendo quello che dovrebbe essere il
compito dell’Istituzione pubblica, è proprio Fincantieri, che ha perfino realizzato a sue spese un asilo comunale, mentre a Saint Nazaire è semmai l’Istituzione pubblica a prendersi cura dei propri cittadini.
E allora sarà il caso di chiedersi: la sindaca non ha paura con un tale approccio di far fuggire Fincantieri?
Forse no, perchè sa che spostare un cantiere navale altrove sarebbe pressochè impossibile.
Seppur nulla vieterebbe all’azienda di assegnare le prossime navi ad uno qualsiasi dei suoi altri stabilimenti italiani.
E chissà cosa ne direbbero, i suoi concittadini, se le navi e i danari della Fincantieri, iniziassero ad andare altrove.
Chissà cosa ne direbbe anche il suo leader, Matteo Salvini, che invece non ha mai disdegnato le passerelle a bordo nave in occasione delle titaniche cerimonie di vari e consegne, proprio nel cantiere di Monfalcone.
Ma, al di là di ogni opinabile riflessione (e a questo punto giunge all’uopo l’odierna sassata),  è l’ipocrisia, il razzolare male della nostra protagonista, a gridare vendetta.
Perchè Sassate ha scoperto che mentre in pubblico lei lancia i suoi strali contro la Fincantieri, in privato pretende decine di migliaia di euro di sponsorizzazioni, ultima delle quali quella per il Festival Letterario Geografie.
Per non parlare del MuCa, il Museo della cantieristica navale, uno dei poli attrattivi di Monfalcone, pure realizzato grazie a Fincantieri.
E tralasciando, per l’appunto, il conto delle italianissime attività locali che vivono grazie al cantiere e che senza il cantiere morirebbero.
Insomma, ironici applausi all’unico Sindaco del mondo che bistratta la sua gallina dalle uova d’oro pur di finire sulle prime pagine dei giornali. E che magari il terrorismo non lo subisce, ma lo fomenta, arrivando a vietare la costruzione dell’unica moschea (che sarebbe semmai un antidoto e un argine a eventuali sacche di fondamentalismo clandestino), o preccupandosi di vietare la tintarella alle donne musulmane.
Per concludere con un fragoroso applauso finale  alla zoppicante coerenza di chi demonizza un’azienda e i suoi lavoratori stranieri, salvo poi non disdegnare dietro le quinte i soldi di quella stessa azienda, frutto del lavoro di quei poveri operai che con le loro navi hanno reso grande Monfalcone. Ben più della sua prima cittadina. Sipario.

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