FRANCIA, IL CONTO ARRIVA A BRUXELLES

FRANCIA, IL CONTO ARRIVA A BRUXELLES

12 ottobre 2026

La Francia vuole continuare a spendere, ma nessuno vuole assumersi la responsabilità del conto. È qui che la crisi politica rischia di diventare finanziaria. E poi europea.

Mettiamo sul tavolo due numeri: 3.600 miliardi di euro di debito pubblico, pari al 119% del Pil. Il meccanismo è noto: quando i creditori perdono fiducia vendono titoli, i rendimenti salgono e finanziare il debito diventa più costoso. A quel punto una quota crescente delle entrate serve a pagare gli interessi.

Le possibilità sono poche: correggere i conti, vendere patrimonio pubblico, ristrutturare il debito oppure cercare sostegno dalla banca centrale. Tutte hanno un costo. La campagna elettorale serve soprattutto a promettere che lo pagherà qualcun altro.

Mélenchon propone di trasformare il debito francese detenuto dalla Bce in titoli perpetui senza interessi. Parigi terrebbe i soldi, smettendo di restituire capitale e pagare cedole. Questa operazione sarebbe un default mascherato. Difficile immaginare che Berlino accetti senza obiezioni.

Le Pen non propone di ripudiare il debito, ma punta a ridurre unilateralmente di due terzi i contributi francesi al bilancio europeo. Il risparmio per la Francia diventerebbe un buco per l’Unione. Da coprire con minori spese o maggiori versamenti degli altri.

Le due proposte mostrano quanto sia diventato difficile costruire consenso attorno a una correzione dei conti. Anche un governo centrista dovrebbe scegliere quali interessi colpire, affrontando proteste e perdendo voti.

Nel frattempo, tutti guarderebbero alla Bce. Francoforte può acquistare titoli e frenare la salita dei rendimenti. Non può votare una legge di bilancio al posto del Parlamento francese. Senza decisioni politiche, il suo intervento rinvierebbe il problema.

La crisi resta insomma uno scenario. Ma riguarda la seconda economia dell’eurozona, con conseguenze che supererebbero i confini nazionali.

La domanda per l’Europa è quanto a lungo potrà sostenere i conti francesi mentre Parigi continua a rinviare le scelte.