TRUMP SMONTA LA STRATEGIA EUROPEA CONTRO PUTIN. E ORA CHI È DAVVERO SOTTO ASSEDIO?

TRUMP SMONTA LA STRATEGIA EUROPEA CONTRO PUTIN. E ORA CHI È DAVVERO SOTTO ASSEDIO?

12 ottobre 2026

La misura della debolezza di una potenza si riconosce dalla frequenza con cui si scandalizza per le decisioni degli altri. E l’Europa, ormai, vive di indignazione permanente. L’ultima crisi di nervi è arrivata con l’accordo tra Donald Trump e Vladimir Putin per la fornitura di gasolio russo agli Stati Uniti.

Ma questa volta non siamo davanti all’ennesima provocazione trumpiana. Siamo di fronte al sostanziale fallimento della strategia europea per piegare economicamente la Russia.

L’intera architettura delle sanzioni occidentali poggiava su un presupposto: privare Mosca delle entrate energetiche fino a costringerla a modificare la propria condotta militare. Peccato che il mondo reale abbia deciso di non adeguarsi ai desideri di Bruxelles.

L’accordo prevede una prima fornitura di 300.000 tonnellate di gasolio, seguita da tre tranche da 1,8 milioni ciascuna, per un totale di 5,7 milioni di tonnellate. Una quantità significativa, ma non decisiva rispetto ai 39 milioni di tonnellate esportati dalla Russia lo scorso anno.

Il punto, tuttavia, non è quantitativo. È strategico.

Se persino il presidente americano riconosce di avere bisogno del gasolio russo, significa che la politica di isolamento energetico di Mosca ha perso credibilità. E con essa una delle principali leve negoziali europee.

Il problema dell’Europa è sempre lo stesso: confonde la dimensione nominale della propria economia con la capacità effettiva di esercitare potenza.

Continuiamo a raccontarci che il nostro PIL sia enormemente superiore a quello russo, dimenticando che le guerre non si combattono con i valori di Borsa, ma con energia, materie prime, capacità industriale e produzione militare.

La Russia possiede petrolio e gas di cui il mondo continua ad avere bisogno. Dispone inoltre di un apparato industriale militare concentrato, mentre l’Europa disperde risorse in duplicazioni produttive e rivalità nazionali.

Trump ha semplicemente preso atto di questa realtà.

Con la guerra in Medio Oriente che continua a destabilizzare i mercati energetici, Washington non può permettersi di mantenere contemporaneamente sotto embargo le risorse russe e affrontare una crisi delle forniture mediorientali.

Da qui anche la pressione americana affinché Russia e Ucraina interrompano reciprocamente gli attacchi alle infrastrutture energetiche. Secondo il Financial Times, Trump avrebbe persino minacciato Kiev di sospendere forniture militari e condivisione delle informazioni di intelligence in caso di mancata collaborazione.

Altro che dichiarazioni estemporanee. Washington sta modificando concretamente la propria strategia negoziale.

E l’Europa? Continua a scambiare la superiorità morale per superiorità geopolitica, mentre la propria dipendenza energetica limita progressivamente la libertà d’azione.