Francia: il silenzio prima della battaglia

Francia: il silenzio prima della battaglia

03 agosto 2026

In Francia agosto non è un mese. È una tregua. Le grandes vacances svuotano i palazzi, abbassano i toni e congelano le polemiche. La politica sembra scomparire. In realtà si limita ad aspettare.

Perché la vera partita comincerà a settembre.

La rentrée aprirà una delle campagne presidenziali più importanti degli ultimi decenni. Il voto del prossimo aprile non deciderà soltanto chi entrerà all’Eliseo. Deciderà quale sarà il baricentro politico dell’Unione europea, quale rapporto avrà Parigi con Berlino e fino a che punto la Francia vorrà continuare a guidare il progetto europeo o riscriverne le regole.

Oggi esiste una sola certezza: Marine Le Pen parte nettamente favorita. I sondaggi la collocano intorno al 35%, oltre il doppio di quasi tutti gli avversari. Il secondo turno sembra più una formalità che un obiettivo.

L’incognita, però, non è politica. È giudiziaria.

La Corte d’appello le ha consentito di candidarsi, ma la vicenda non è chiusa. La Cassazione dovrà pronunciarsi e il calendario rischia di contare quanto il verdetto. Se la decisione arrivasse dopo le elezioni e confermasse la condanna, Le Pen potrebbe trovarsi già all’Eliseo, protetta dall’immunità presidenziale. Se invece intervenisse prima, l’intera corsa potrebbe essere riscritta. Persino Jordan Bardella, oggi considerato il naturale erede, potrebbe ritrovarsi candidato nel giro di poche settimane.

Ma il vero problema francese non è Le Pen. È chi dovrebbe fermarla.

Lo scenario che inquieta maggiormente i mercati è un ballottaggio contro Jean-Luc Mélenchon. Sarebbe la sfida tra due visioni radicalmente alternative della Francia. E proprio per questo potrebbe trasformarsi nel miglior alleato della leader del Rassemblement National. Mélenchon continua a mobilitare una parte consistente dell’elettorato giovane, ma resta incapace di costruire una maggioranza nazionale. La sinistra continua a dividersi molto più velocemente di quanto riesca a unirsi.

Il paradosso europeo è evidente. Per Bruxelles e per gli investitori, oggi Le Pen appare meno imprevedibile del leader della sinistra radicale. Lo scontro non riguarderebbe tanto l’euro o la Banca centrale europea, quanto il peso della Francia nell’Unione, i contributi al bilancio comune, la difesa e soprattutto il rapporto privilegiato con la Germania.

L’unico nome che, secondo i sondaggi, conserva ancora la possibilità di batterla è Édouard Philippe. Ma i sondaggi estivi valgono poco. Da settembre arriveranno la legge di bilancio, il confronto sul debito pubblico e le inevitabili promesse che dovranno trasformarsi in numeri. Con rendimenti dei titoli francesi vicini al 4%, la politica fiscale rischia di diventare il vero campo di battaglia.

Otto mesi sono un’eternità. La politica francese lo ricorda da sempre. Nel 2016 François Fillon sembrava comparso dal nulla per conquistare l’Eliseo, prima di essere travolto dagli scandali.

È per questo che agosto inganna. Sembra il mese del silenzio. In realtà è il momento in cui tutti trattengono il fiato prima della battaglia. E, in Francia, chi domina i sondaggi d’estate raramente può considerarsi già presidente in primavera.