
Gli incendi “verdi”
Ogni estate la scena si ripete. Le foreste bruciano, il vento viene processato e il cambiamento climatico diventa l’unico imputato. È una spiegazione semplice. Forse troppo semplice.
Esiste infatti una domanda che in Europa si evita accuratamente: e se una parte del problema fosse il modo in cui gestiamo le foreste?
Negli ultimi anni Bruxelles ha costruito la propria strategia ambientale attorno a un principio preciso: meno presenza dell’uomo, più spazio alla natura. Entro il 2030 il 30% del territorio europeo dovrà essere protetto e una parte consistente sarà lasciata quasi completamente indisturbata. L’obiettivo è conservare gli ecosistemi. L’effetto collaterale, sostengono sempre più studiosi forestali, è l’accumulo di biomassa, legno morto e vegetazione secca. In altre parole: combustibile.
È un paradosso che pochi vogliono affrontare. Più si riduce la gestione attiva dei boschi, più aumenta il materiale che alimenta gli incendi. Quando arriva la scintilla, le fiamme trovano condizioni ideali per propagarsi e diventano molto più difficili da spegnere.
Non è soltanto una teoria.
Uno studio pubblicato sul Journal of Environmental Management, analizzando gli incendi in Spagna, Francia e Portogallo, osserva che le aree protette rappresentano il 38% delle superfici forestali ma concentrano il 55% delle aree bruciate. Anche in Australia e California emerge una dinamica simile: gli incendi tendono a essere più intensi proprio nei territori sottoposti ai maggiori vincoli di gestione.
Nel frattempo agricoltori e allevatori, che per decenni hanno svolto un ruolo fondamentale nella manutenzione del territorio, faticano sempre più a intervenire. I roghi controllati, il pascolo e le operazioni di pulizia sono spesso rallentati o limitati da procedure amministrative e vincoli ambientali.
Il risultato è che l’Europa continua a investire miliardi nella riduzione delle emissioni, ma dedica molta meno attenzione alla prevenzione degli incendi. Eppure un grande incendio libera nell’atmosfera quantità di CO₂ che possono cancellare rapidamente parte dei benefici ottenuti con molte politiche climatiche.
Il punto non è scegliere tra ambiente e gestione del territorio. È ricordare che una foresta non si protegge semplicemente lasciandola sola.
A volte, la differenza tra una riserva naturale e un enorme falò è proprio la presenza dell’uomo.


