Germania, la tempesta perfetta: AfD verso il potere mentre esplode il caso Nord Stream

Germania, la tempesta perfetta: AfD verso il potere mentre esplode il caso Nord Stream

24 agosto 2026

Il 6 settembre potrebbe saltare uno degli ultimi tabù della politica tedesca. In Sassonia-Anhalt Alternative für Deutschland (AfD) è avviata verso una vittoria che potrebbe consegnare a Ulrich Siegmund la guida del Land, rompendo per la prima volta la “Brandmauer”, il muro politico costruito dagli altri partiti per tenere AfD fuori da ogni governo.

Berlino sta già studiando le contromisure. Riunioni riservate tra gli altri 15 Länder, limitazioni all’accesso alle informazioni di intelligence, possibili pressioni finanziarie e, nello scenario estremo, persino il Bundeszwang previsto dall’articolo 37 della Legge fondamentale, che consente al governo federale di costringere un Land al rispetto dei propri obblighi.

Ma il problema dell’establishment tedesco è che mentre cerca di contenere AfD sta arrivando una vicenda potenzialmente perfetta per alimentarne il consenso: Nord Stream.

Il 26 ottobre ad Amburgo inizierà infatti il primo processo penale sul sabotaggio dei gasdotti esplosi nel settembre 2022. L’inchiesta tedesca riconduce l’operazione a un gruppo di cittadini ucraini collegati all’esercito e ai servizi di Kiev. Uno dei sospettati, Volodymyr Zhuravlev, è appena stato arrestato in Croazia; il presunto capo del commando, Serhiy Kuznetsov, era stato fermato in Italia nel 2025 ed estradato in Germania.

La domanda diventa inevitabile: chi diede l’ordine?

Secondo Bojan Pancevski, giornalista del Wall Street Journal, l’operazione sarebbe stata organizzata all’interno delle strutture militari e di intelligence ucraine e Valerii Zaluzhnyi, allora comandante in capo delle Forze armate, sarebbe stato l’ufficiale di grado più elevato coinvolto. Non è invece accertato cosa sapesse il presidente Volodymyr Zelensky.

Qui politica interna e geopolitica si incrociano.

Prima della guerra Nord Stream 1 forniva alla Germania il 55% del gas. Distruggerlo significava rendere molto più difficile qualsiasi ritorno alla relazione energetica tra Berlino e Mosca. Oggi, paradossalmente, la Germania è diventata il principale sostenitore europeo dell’Ucraina mentre la magistratura tedesca indaga su un’operazione attribuita a uomini collegati agli apparati ucraini contro una delle infrastrutture strategiche del Paese.

AfD ha già trasformato questa contraddizione in una domanda politicamente devastante: perché sostenere un Paese che avrebbe fatto saltare le nostre infrastrutture?

Ed ecco il cortocircuito. Più l’establishment cerca di costruire un cordone sanitario attorno ad AfD, più vicende come Nord Stream possono rafforzare la narrativa secondo cui esisterebbero domande che la politica tradizionale non vuole affrontare.

Non a caso il sostegno alla Brandmauer sta diminuendo: soltanto il 42% dei tedeschi considera ancora giusto il rifiuto di collaborare con AfD.

Forse il vero firewall tedesco non salterà il 6 settembre.

Potrebbe saltare il 26 ottobre, quando in un’aula di tribunale qualcuno inizierà finalmente a chiedere chi ha fatto esplodere Nord Stream e perché.