
Giuliano Amato, il “Rieccolo” della Seconda Repubblica: dopo aver irretito Fini, ci riprova con la Meloni
Correva l’anno 2002 e i “fratelli” Valery Giscard d’Estaing (presidente) e Giuliano Amato (suo vice) guidavano la Convenzione Europea, quell’inutile carrozzone chiamato a varare le riforme istituzionali che avrebbero dovuto rilanciare l’Unione Europea.
L’Italia era rappresentata dall’allora Vicepresidente del Consiglio (su delega di Silvio Berlusconi) Gianfranco Fini. Che, rimasto orfano dell’ideologo di Alleanza Nazionale Pinuccio Tatarella, riuscì a farsi irretire da Amato, dando vita a quella trasformazione politica che l’avrebbe portato nel giro di pochi anni a farsi convincere di poter succedere al fondatore del centrodestra.
Amato prima e Giorgio Napolitano poi, furono i suoi maestri nel campo del tradimento politico. Il primo si era fatto le ossa con Bettino Craxi e sognava disperatamente il Quirinale. Il secondo, molto piu scaltro, quell’obiettivo l’aveva già raggiunto e sapeva bene come impedire altre vittorie di Berlusconi. Compresa quella di portare proprio Amato sul colle più alto.
Così, l’ex-presidente del Consiglio specializzato negli “scippi” estivi dai conti correnti, si è dovuto accontentare di arrivare al massimo al vertice della Consulta, al palazzo da cui si può solo ammirare il Quirinale. Niente di più.
E veniamo ai motivi di questa lunga premessa di stampo storico-massonico. Perché proprio oggi, confidandosi con Repubblica, il suo quotidiano di riferimento, Amato cerca di vendicarsi per le mancate attenzioni da parte del centro-destra. E analizzando la vittoria del “No” al referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia, arriva a sposare la più bieca delle tesi del centro-sinistra: “Gli italiani hanno capito che si volevano alterare gli equilibri democratici”.
Ma certo, e’ senza dubbio proprio così. Manca solo il richiamo all’antifascismo militante e stiamo a posto.
L’unico conforto, per gli italiani, è che Amato, avendo raggiunto grazie al tennis il ragguardevole traguardo degli 87 anni, non è più candidabile a nulla. E Giorgia Meloni può dormire sonni tranquilli.


