Golden Power a targhe alterne: Giorgetti e la passione per i francesi

Golden Power a targhe alterne: Giorgetti e la passione per i francesi

29 giugno 2026

C’è un filo che attraversa tutto il risiko bancario italiano, ed è tricolore. Peccato che il tricolore sia quello francese.

Partiamo da Banco Bpm. Quando UniCredit — banca italiana, capitali italiani, management italiano — ha provato a prendersi Piazza Meda, il governo ha tirato fuori il Golden Power con prescrizioni così rigide da far ritirare l’offerta a Orcel nel luglio 2025. Vincoli sul credito, sui titoli di Stato, sugli asset russi: il muro è stato alzato fino a renderlo invalicabile. Risultato: UniCredit fuori, e fuori pure dal ricorso al TAR.

E i francesi? Per Crédit Agricole, tappeto rosso. Mentre si sbarrava la strada all’italiano, Bruxelles apriva una procedura d’infrazione e il governo Meloni “rivedeva in chiave europea” il Golden Power — cioè lo spuntava. Nel frattempo la riforma del TUF alzava la soglia dell’OPA obbligatoria dal 25% al 30%. Tradotto: la Banque Verte può salire fino al 29,9% — quota già raggiunta a giugno con i derivati — senza lanciare un’offerta, senza passare dal mercato, senza chiedere permesso a nessuno. Cinque consiglieri, un presidente “gradito a Parigi”, l’influenza di fatto sulla terza banca del Paese. Tutto regolare. Tutto agevolato.

Caso vuole che le due cose siano successe in parallelo: si chiude la porta a Milano, si spalanca il portone a Parigi. Chiamatela coincidenza, se vi riesce.

Seconda portata: la Banca del Mezzogiorno, l’ex Popolare di Bari salvata nel 2020 con 1,6 miliardi e oggi tornata in utile. In vendita per conto del MEF, tramite Invitalia e Mediocredito Centrale. Tra i pretendenti — Credem, Iccrea, l’incognita UniCredit — si è fatto avanti pure lui: Crédit Agricole. E guarda caso il dossier procede spedito, perché “l’indirizzo del governo è procedere in tempi rapidi”, parola di Giorgetti alla Commissione Banche del Senato. Rapidi per chi, esattamente? Agricole è in pole position e potrebbe prendersi anche una delle poche banche rimaste al Sud.

Terza portata, ed è quella che dovrebbe far drizzare le antenne. La Cassa di Risparmio di Orvieto. La vendita alla Banca del Fucino è saltata il 25 giugno: contratto privo di efficacia, anni di proroghe, autorizzazioni mai arrivate. Orvieto torna sul mercato. Ed è controllata dallo stesso MCC che possiede il 97% della Banca del Mezzogiorno. La domanda se la pongono già a Orvieto: e se il MEF indicasse a Invitalia di vendere tutto in un colpo solo, BdM e Orvieto in un unico pacchetto? Chi è già in corsa per il Mezzogiorno si ritroverebbe servita su un piatto d’argento anche l’Umbria.

Il copione è sempre lo stesso. Quando l’acquirente è italiano, spuntano vincoli, prescrizioni, interessi nazionali da difendere a ogni costo. Quando l’acquirente arriva da Parigi, il Golden Power diventa un soprammobile e la “rapidità” una virtù. Giorgetti è ministro dell’Economia nel governo che si dichiara il più sovranista, ma i fatti raccontano un ministro che, banca dopo banca, sta lasciando scivolare pezzi del sistema creditizio italiano nelle mani della finanza d’Oltralpe. Con un vantaggio, stavolta: non servono nemmeno i carri armati. Bastano una riforma del TUF, un Golden Power “europeo” e tanta, tanta fretta.

Vive la France.