Le bollette alte? Per Mercalli “hanno fatto cose buone”: il problema è che qualcuno ci crede davvero.

Le bollette alte? Per Mercalli “hanno fatto cose buone”: il problema è che qualcuno ci crede davvero.

28 giugno 2026

«Le bollette alte hanno fatto cose buone. Speriamo che Hormuz resti chiuso ancora un po’, così installiamo più pannelli solari». Così si è espresso il ‘climatologo’ Luca Mercalli in un’intervista al Corriere della Sera.

Se questa è diventata la qualità del dibattito energetico italiano, c’è davvero da preoccuparsi. Perché trasformare una crisi geopolitica che rischia di mettere in ginocchio famiglie e imprese in un’opportunità per accelerare la transizione energetica significa perdere completamente il contatto con la realtà economica.

Il cambiamento climatico è una sfida enorme. Proprio per questo merita serietà, non slogan.

La fisica del sistema elettrico è molto più ostinata delle ideologie. Esiste infatti un punto oltre il quale aumentare la quota di fonti intermittenti, soprattutto il fotovoltaico, non produce più benefici proporzionati. Quando migliaia di impianti generano energia nelle stesse ore, una parte deve essere accumulata in batterie, una parte trasportata attraverso reti sempre più costose e una parte viene addirittura sprecata tramite il curtailment. Tutti costi che finiscono inevitabilmente nelle bollette.

Il paradosso è evidente. Ciò che è conveniente per chi costruisce impianti, batterie e reti non coincide necessariamente con ciò che conviene ai consumatori. Gli investimenti continuano a essere remunerati, mentre il beneficio marginale per il sistema diminuisce.

Anche il gas, tanto demonizzato, non scompare. Al contrario, più cresce la quota di fonti intermittenti, più diventa indispensabile per garantire la stabilità della rete. Si consuma meno gas, ma quel gas diventa strategico e può mantenere prezzi elevati. Non è affatto detto che chi lo vende abbia interesse a contrastare questo modello.

Infine c’è un’altra verità spesso rimossa dal dibattito pubblico. Anche se il mondo azzerasse domani tutte le emissioni di CO₂, gli effetti sul clima richiederebbero tempi lunghissimi, perché la permanenza della CO₂ in atmosfera si misura nell’ordine di decenni e secoli. Per questo mitigazione e adattamento devono procedere insieme.

L’esperienza europea parla chiaro. La Francia, grazie al nucleare, mantiene emissioni del settore elettrico tra le più basse al mondo. La Germania, dopo aver investito centinaia di miliardi in eolico e fotovoltaico, continua ad avere emissioni sensibilmente superiori e tra le bollette più elevate d’Europa.

La vera transizione non consiste nell’installare pannelli a qualsiasi costo. Consiste nel costruire un sistema che riduca davvero le emissioni senza distruggere la competitività industriale. Servono adattamento delle infrastrutture, nucleare di nuova generazione e rinnovabili integrate in un mix razionale. Il resto è propaganda. E la propaganda, purtroppo, non produce un solo kilowattora.