GSE: incursione nella notte di un hacker; allarme per i dati sensibili rubati

Allarme rosso al GSE, proprio mentre il gestore dei servizi energetici sta ultimando lo stoccaggio del miliardo di metri cubi di gas necessari per far fronte al fabbisogno nazionale per la crisi dovuta alla guerra della Russia contro l’Ucraina. Stanotte, un hacker è riuscito a superare le fragili barriere di sicurezza esistenti e ha potuto fare per diverse ore man bassa di ogni genere di dati sensibili: dai contratti con i fornitori, all’identita degli intermediari per arrivare fino ai conti correnti delle aziende e dei privati che vengono ricompensati per il “surplus” ottenuto grazie ai rispettivi impianti di energie rinnovabili.
Un disastro su cui le varie strutture competenti del DIS, dell’AISI (per le indagini sul territorio nazionale) e l’AISE (per quelle sull’estero) stanno cercando di venire a capo con una mobilitazione straordinaria. Su queste operazioni c’è il riserbo più assoluto, così come sulla reale entità del danno subito.
Ma l’aspetto più delicato della vicenda sembra essere l’eccessiva facilità con cui gli hacker possono ormai violare impianti che riguardano la sicurezza nazionale. Su cui, ora, occorrerà fare più di una riflessione e prendere d’urgenza dei provvedimenti.
Fino a pochi giorni fa, grazie al prestito infruttifero di 4 miliardi di euro stanziato dal governo per l’operazione, erano già più di 800 i milioni di metri cubi di gas stoccati dalla fine di luglio dal GSE. Con l’obiettivo di raggiungere, appunto, quota 1 miliardo entro settembre.

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